“Un mosaico come ponte di culture”: ecco l’opera trash firmata dai clandestini



Alcuni fancazzisti dei centri d’accoglienza gestiti a spese nostre dalla multinazionale dell’accoglienza Croce Rossa – ormai un covo di collaborazionisti che solo a Roma ospita diversi stupratori nei vari centri di loro competenza – di Roma hanno realizzato un mosaico nell’ambito del workshop “Un mosaico come ponte di culture”, curato tra gli altri dal mosaicista Alessandro Lugari, e l’hanno presentato nel cortile di Palazzo Massimo. Non ridete:

Il lavoro è liberamente ispirato all’opera esposta nella mostra “ARCHAEOLOGY&ME”, dal titolo “Ultime tendenze dell’arte moderna” di Alberto Barazzutti. L’opera sarà poi trasferita al Museo del Fiume di Nazzano, dove il 27-28 maggio 2017 sarà esposta nell’ambito del Concorso Internazionale di Mosaico “Pictor Imaginarius”.

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“L’archeologia e il patrimonio archeologico fanno comprendere – si legge nella nota dei promotori del progetto – come non sia mai esistita una cultura pura, priva di contaminazioni. Al contrario, il nostro continente è stato attraversato, fin dalle origini della sua vicenda umana, da grandiose ondate migratorie successive. Confini e muri sono stati prima o poi sempre superati da merci, uomini, linguaggi, idee”.

 

Il nostro continente è stato attraversato da grandiose invasioni, che hanno seminato morte e terrore. Con città distrutte e migliaia di morti, in epoca storica è accaduto al crollo dell’Impero Romano: non un bel periodo in cui vivere ed essere ‘contaminati’.

E’ vero che non esistono ‘culture pure’ stricto sensu, ma non nel senso che intende l’organizzatore di questa pietosa manfrina ‘culturale’: l’arte italiana del Rinascimento è stata influenzata dalla Grecia classica, ma non è stata certo contaminata dalla ‘cultura’ africana. Anche perché, diciamolo chiaro: l’Africa Nera non ha espresso alcuna cultura.

 



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