NOI SIAMO IN LUTTO QUANDO I CLANDESTINI SBARCANO



Anche oggi, i media di distrazione di massa ci sfracassano i neuroni con il solito falso piagnisteo dei ‘migranti morti in mare’, condito con quelli ‘torturati’ perché lo dicono gli scafisti di Medici Senza Frontiere.

Ma noi ce ne freghiamo. Noi siamo in lutto ogni qual volta un mezzo da sbarco carico di clandestini, meglio sarebbe definirli ‘invasori’, approda entro i nostri confini. E il lutto spesso si trasforma in totale disgusto per le immagini di presunti marinai e scafisti umnitari tutti intenti a facilitare l’invasione.

E ancor più di disgustosa è la cronaca mediatica di questi eventi, quando si verifica un incidente e dei clandestini muoiono in mare. Allora si vorrebbe scaricare la colpa sugli italiani o sull’Europa perché non sono stati abbastanza solerti nell’accoglienza. A nessuna delle menti poco eccelse del giornalismo italiano sfiora l’idea che qui, l’unica colpa, sia degli stessi clandestini: sono loro che si sono messi in viaggio, sono loro che hanno pagato l’equivalente di una piccola fortuna in termini occidentali per farlo. Sono loro che hanno fatto questo, violando la legge italiana o di altri paesi. Questa è gente che sa di non essere benvenuta né cercata, nei paesi nei quali è diretta, ma forza questi paesi all’accoglienza attraverso l’uso strumentale della pietà. E funziona.

Nei loro ‘carichi’, gli scafisti mettono sempre qualche donna – a proposito, ma non era ‘sessista’ definire la donna come ‘diversa’ dall’uomo? – e un gruppetto di bambini: come scudi umani mediatici. E i giornalisti sono sempre solerti a fare da megafono alla propaganda degli scafisti: “sono 300 ‘migranti’, tra loro anche donne e bambini”, è la frase tipo che accompagna ogni sbarco. Poco importa che i bambini siano un paio. Media che sono complici di questa invasione nel dare le notizie in ‘un certo modo’, nel nasconderne alcune, e nell’amplificarne altre.
Questa è gente che nel 99% dei casi, ripeto, non viene qui per fuggire da guerre, ma per migliorare la propria posizione. Legittimo per loro, dannoso per noi che dobbiamo mantenerli e subirne l’esportazione di crimini e degrado. Nonché l’effetto calmiere in un mercato del lavoro che certo, non ne ha bisogno.

Non esiste alcuna responsabilità dell’uomo bianco rispetto a tutto quello che accade nel Globo. Questa ‘megalomania’ che vede in noi la colpa di ogni mancanza negli altri, è alla radice del fenomeno masochistico dell’accoglienza. Accoglienza che, in estrema sintesi, rende queste stragi molto più probabili. E’ infatti il menefreghismo alla Boldrini che genera le tragedie: quando c’erano i respingimenti non moriva nessuno in mare, perché nemmeno più partivano: bastò rimandare indietro qualche mezzo da sbarco. Capirono subito che non c’era più nessuna possibilità di guadagno, gli scafisti. Ma poi arrivarono i loro colleghi, gli scafisti ad honorem, Letta-Kyenge-Alfano-Renzi, e i clandestini hanno sentito il richiamo del denaro.

Ora, poi, l’invasione è finanziata direttamente da multinazionali con donazioni dirette alle ONG umanitarie, trasformate, ormai, in associazioni di navi negriere.

E allora sia chiaro: non siamo in lutto quando i mezzi da sbarco affondano. Noi siamo in lutto quando sbarcano. Siamo in lutto per la ragazza stuprata a Bagnoli. Per la ragazzina molestata a Conetta. Noi siamo in lutto per Ebba, schiacciata sull’asfalto di Stoccolma ad 11 anni. Per le centinaia di stupri, omicidi e crimini commessi da quelli che sono sbarcati. E che loro, i criminali politici e mediatici, chiamano profughi.

La resistenza, prima di tutto culturale, non è una opzione. E’ un diritto, una necessita, un dovere. Un obbligo di tutti i patrioti.



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