Allenatore sodomizza ragazzino, molestati altri della squadra



Aveva la piena fiducia dei genitori. E per i ragazzini che allenava sui campi da baseball era un vero e proprio punto di riferimento. Ma per la procura è un orco. Che violentava e abusava sessualmente di ragazzini della sua squadra. Tutti minorenni. Con l’accusa di violenza sessuale, aggravata dalla minore età delle vittime, ieri mattina è finito in carcere l’allenatore di baseball Riccardo Furgiuele. L’uomo, di 51 anni, originario di Caracas, vive a San Giovanni Teatino e di mestiere fa il rappresentante, agente plurimandatario, di società di telefonia mobile.

Gli episodi sono relativi al 2016 e all’anno in corso. Le indagini sono state condotte dalla Seconda sezione della Squadra mobile diretta da Francesco Costantini. L’inchiesta è stata coordinata dal pm Giuseppe Falasca, mentre il giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza è Antonella Redaelli. Secondo le accuse, tutte ovviamente da provare, l’uomo faceva in modo di restare da solo con le giovani vittime per abusare di loro. Omettiamo di riportare il nome della squadra, le età e i luoghi di residenza delle presunte vittime per tutelarne le identità. Le violenze sarebbero avvenute prevalentemente durante le trasferte, quando l’allenatore si offriva di riaccompagnare a casa con la propria auto i suoi atleti. Così dice l’accusa.

Sarebbero tre i ragazzini abusati. In episodi di differente gravità. Nel caso ritenuto più grave l’accusa ha un un certificato medico che comproverebbe la violenza subìta dal minore. Una delle vittime aveva fatto ricorso, infatti, alle cure dei medici dell’ospedale di Chieti. La Seconda sezione della Squadra mobile ha condotto le indagini in pochissimo tempo. Nel giro di una settimana, anche utilizzando apposita strumentazione tecnica, è riuscita subito ad avere i riscontri necessari per procedere. La situazione è apparsa agli occhi degli investigatori subito molto grave. Tanto è vero che il gip Redaelli ha firmato l’ordinanza nel giro di sole 12 ore. Ma la procura, su disposizione del nuovo procuratore capo, Francesco Testa, ha ordinato il massimo riserbo sul caso. L’inchiesta è nata a seguito della segnalazione di una mamma. Uno dei ragazzini si è sfogato in famiglia e ha messo in moto l’accurato lavoro degli agenti della Squadra mobile. L’uomo è stato portato in carcere a Madonna del freddo ma potrebbe essere trasferito nel penitenziario di Teramo, che ha anche una sezione dedicata ai Sex Offenders, coloro che sono accusati di reati di natura sessuale. L’allenatore è difeso dall’avvocato Luigi Antonangeli, del foro di Pescara, che al momento si limita a dire che il suo assistito saprà difendersi da queste accuse. Nei prossimi giorni ci sarà l’interrogatorio di garanzia. Forse già domani. Con grande probabilità si procederà anche con l’incidente probatorio.

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Il caso dell’allenatore accusato di pedofilia sembra ricalcare quello di tre giorni fa scoppiato a Torino sui campi di calcio. In quel caso si trattava, infatti, di tre allenatori di calcio, due dei quali finiti in arresto (uno ai domiciliari e l’altro in carcere) con le accuse di pornografia minorile e violenza sessuale. La merce di scambio utilizzata dagli allenatori di calcio per abusare delle loro vittime era la possibilità di diventare titolari nella squadra di calcio. Anche il quel caso si partiva carpendo la fiducia delle vittime, attraverso atteggiamenti più che amichevoli.

In caso di ragazzini – a Torino si parla di 17 enni – non si può certo parlare di pedofilia. Ma si dovrebbe utilizzare il termine omosessuale, e non è bene.



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