“Qui fermiamo l’invasione dell’Islam”, patrioti a caccia di clandestini

A caccia di clandestini lungo il confine turco. Proteggono la loro terra, la Bulgaria: avanzano in colonna fin dentro la foresta di Strandzha e poi si sparpagliano in pattuglie di tre patrioti. Chi trova dei «presunti profughi», come li chiamano i volontari del BNOShipka, avverte i compagni con il cellulare e chiama la polizia di frontiera.

«Dato che il governo non fa nulla, a parte obbedire alla Merkel e lasciar entrare chiunque dichiari una nazionalità a caso, ci pensiamo noi: da quattro anni presidiamo le montagne per proteggere dai terroristi e dall’invasione pianificata da Erdogan il nostro Paese e l’intera Europa».

Vladimir Rusev è il comandante di questi 65 bulgari in mimetica e passamontagna che hanno parcheggiato le auto targate Varna, Burgas, Stara Zagora, Plovdiv e Dalgopolin in una radura vicino Yasna Polyana, a 30 km dal confine, per dare il cambio al turno precedente. Ex ufficiale dell’esercito in pensione, il pluridecorato Rusev gestisce una società d’intelligence e security specializzata in zone di conflitto e anima il BNOShipka, il movimento nazionalista intitolato alla città simbolo della vittoria bulgaro-russa sugli ottomani di Sulayman Pascià. «Par-ti-gia-ni», scandisce. Guai a definirli miliziani o «cacciatori»: «Non portiamo armi, non arrestiamo nessuno, rispettiamo la legge che autorizza i cittadini a impedire i crimini e considera un crimine varcare illegalmente il confine».

L’identikit del volontario di BNOShipka è sintomatico della rivolta sotterranea in un paese che ha passato 5 secoli di dominazione ottomana, e dal 2007 vive sotto quella UE: contadini, disoccupati, operai, professionisti. E anche donne. Patrioti.

S’intravede lo spettro dell’Islam nelle foreste setacciate dai patrioti, in un paese che ha una minoranza turca – lascito della dominazione secolare – del 10 per cento. La stessa invitata, pochi giorni fa, dal governo turco, a votare in massa il partito islamico.

«Dobbiamo contrastare le cosiddette organizzazioni umanitarie che addestrano i migranti a entrare illegalmente in Europa, ma più ci demonizzano e più cresciamo tra la gente, contiamo già 20 mila membri e 40 mila sostenitori» racconta l’agricoltore Ivan.

Come dobbiamo fare noi in Italia con gli scafisti umanitari.

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«Quando i migranti vedono la mimetica si bloccano, hanno paura, al massimo provano a scappare. Noi comunque, sapendo che in Turchia si comprano perfino le famiglie, ci prendiamo cura delle rarissime donne e dei bambini, sapendoli vittime, e consegniamo gli uomini alla polizia. Quasi nessuno è un vero rifugiato. E poi, dovremmo aver compassione di chi “compra” i ragazzini per sconfinare? Abbiamo almeno 4 mila minori non accompagnati negli orfanotrofi bulgari».

E poi, ovviamente, c’è lui, Dinko Valev, su cui pende una taglia di ISIS per avere disturbato, con altri patrioti, la strategia di penetrazione islamica da est:

Scopre clandestini nel suo terreno: ne pesta 3 e ne arresta 20 – VIDEO

Solo la rivolta ci salverà dalla scomparsa come popolo.


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