ARABIA SAUDITA, ESPULSIONE PER 5 MILIONI DI IMMIGRATI: “RUBANO IL LAVORO”



L’Arabia Saudita sta per attuare un piano di espulsione di circa il 20% della popolazione residente, parte di un più ampio piano di una ‘economia senza immigrati’.

Destinatari del provvedimento saranno 5 milioni di immigrati clandestini. In Arabia Saudita quasi tutti gli immigrati sono non legali e hanno zero diritti.

Secondo il quotidiano Al Hayat, i funzionari sauditi temono che i migranti chiedano “la naturalizzazione”, ottenendo così la cittadinanza saudita. La campagna proposta per le espulsioni dei clandestini non è la prima nel regno saudita: dal 2012 al 2015 hanno ricevuto il foglio di via delle autorità 243 mila pachistani.

L’inizio della migrazione di massa verso il Paese è coinciso con il boom petrolifero negli anni ’70. Perché i Sauditi si rifiutano di fare qualsiasi lavoro manuale. Il discorso riguarda anche la peculiarità della legislazione saudita: in base alla Sharia, infatti, le donne non possono guidare le auto. I migranti vengono così assunti in massa come autisti, ma anche facchini, baby-sitter e operai.

Il sistema di migrazione della manodopera saudita è chiamato “kafala”. Secondo le norme della kafala, il diritto al soggiorno del migrante è subordinato alle intenzioni del suo datore di lavoro. Senza il consenso del cittadino saudita che si fa carico del migrante, il lavoratore straniero non può cambiare lavoro: è una condizione semi-schiavile.

Ma con il crollo del prezzo del petrolio il boom è finito. E l’immigrazione sta diventando un problema per l’economia. Secondo le statistiche il 12% della popolazione è senza lavoro, che sale al 25% in caso di giovani uomini. In Italia, invece, siamo al 40 per cento, e continuiamo ad importare immigrati.

I datori di lavoro sauditi hanno infatti preso l’abitudine ad assumere stranieri anche nei casi in cui potevano rivolgersi ai lavoratori locali. Il motivo è globale: costano meno. Interi settori dell’economia sono controllati dai nuovi arrivati.

Il motivo dell’alta disoccupazione è la concorrenza dei lavoratori a basso costo. Pertanto le espulsioni iniziate dal 2013 sono considerate a Riyadh come parte ineludibile del programma per la ripresa. L’hanno capito anche loro.

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Il “Programma-2030” adottato dalle gerarchie più alte dell’Arabia Saudita ha poi fissato un ambizioso obiettivo: sbarazzarsi della dipendenza dalle materie prime, il petrolio. Una parte importante di questo piano è la creazione di un sistema produttivo-industriale competitivo. Non ci riusciranno, non è nella loro natura di mero sfruttamento, tipica dell’Arabo.

E mentre propagandano l’accoglienza in Europa, e la “inutilità dei muri”, aggredendo politicamente chi, nel vecchio continente ‘osa’ costruirli per difendersi dall’orda, i nostri governanti costruiscono gli stessi muri, per difendersi dagli stessi individui in Arabia Saudita!

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La muraglia lunga quasi mille chilometri lungo tutta la frontiera settentrionale dell’Arabia Saudita con l’Iraq, serve a bloccare l’eventuale arrivo di profughi, affiancata da un canale e intervallata da torri radar di sorveglianza, centri di comando e posti di guardia è infatti costruita da Airbus. Il consorzio aerospaziale UE basato a Monaco di Baviera.

La barriera, che parte dalla Giordania percorre la frontiera con l’Iraq per arrivare fino al confine con il Kuwait, comprende 78 torri di controllo, otto centri di comando, 10 mezzi di sorveglianza mobile, 32 centri di intervento rapido, tre squadre di intervento.

Due muri, un canale e una strada per le pattuglie che collega le torri vedetta e le aree di guardia: così sarà articolata l’opera, come mostra un video promozionale che ne illustra i caratteri. I radar potranno captare la presenza di clandestini fino a circa 18 chilometri di distanza e di veicoli fino a una distanza di quasi 35 chilometri.

Una muraglia simile è esistente anche al confine meridionale con lo Yemen.

Perché i muri servono a proteggersi. Sono essenziali. Servono soprattutto a proteggere i più deboli della società invasa. Solo in Europa vige l’ubriacatura demenziale della ‘libera circolazione’. Quando sentite qualcuno parlare di ‘abbattere i muri’, mettete mano alla pistola culturale che avete nel cervello: il proprio benessere va difeso, non piove dal cielo.

Non è piuttosto bizzarro, che una società con sede a Monaco di Baviera – welcome refugees! – sia impegnata nella costruzione di un muro anti-immigrati arabi in una nazione araba?



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