Perquisizioni al “Sole24Ore”: ​abbonamenti gonfiati, lettori fake



La Guardia di Finanza di Milano ha svolto una serie di perquisizioni al Sole24Ore. Risultano indagati per false comunicazioni sociali, tra gli altri, il direttore Roberto Napolitano, l’ex presidente Benito Benedini e l’ex Ad Donatella Treu. Tutti cognomi interessanti.

In tutto gli indagati sarebbero 10. Al centro dell’inchiesta ci sarebbe una fittizia sottoscrizione di decine di migliaia di abbonamenti digitali del Sole.

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L’ultima semestrale ha fatto registrare un buco di 50 milioni di euro. Il valore delle azioni è andato a picco attestandosi a 30 centesimi con una perdita del 95 per cento del valore. Un esposto presentato dall’associazione dei consumatori dell’Adusbef punta il dito contro il Gruppo sostenendo che i dati di diffusione siano stati gonfiati negli ultimi 5 anni. Da qui sarebbe scaturita una falsificazione del mercato pubblicitario.

Tra gli indagati c’è anche il deputato del gruppo ’Civici e Innovatorì Stefano Quintarelli. Per lui l’accusa è di appropriazione indebita relativa a quando ricopriva l’incarico di direttore finanziario dell’area digitale del gruppo. Gli altri indagati sono: l’attuale direttore del quotidiano di Confindustria, Roberto Napoletano, responsabile anche di Radio 24 e dell’agenzia di stampa Radiocor; Benito Benedini, ex presidente della casa editrice; Donatella Treu, già amministratore delegato e direttore generale del gruppo quotato in Borsa. Per questi 3 l’accusa è false comunicazioni sociali. Nell’altro capitolo dell’inchiesta in cui si ipotizza l’appropriazione indebita, per una somma di circa 3 milioni, sono indagati invece con Quintarelli, l’ex direttore finanziario del gruppo editoriale, Massimo Arioli; l’ex direttore dell’area vendite, Alberti Biella; Filippo Beltramini, direttore della società inglese Fleet Street News Ltd controllata da Di Source Limited; il commercialista Stefano Poretti; il fratello del deputato, l’imprenditore Giovanni Quintarelli e una decima persona di cui non si conosce ancora il nome.

Questi sarebbero i ‘giornali’ che dovrebbero controllare le ‘fake news’.


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