BOLOGNA: ARRIVANO ALTRI 300 FINTI PROFUGHI, CACCIA A CASE SFITTE

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fact_iconBOLOGNA – Arrivi massicci, bandi per reperire nuovi posti e la necessità del Comune di Bologna di trovare case sfitte da tempo per metterle a disposizione degli immigrati detti profughi. E la macchina della colonizzazione bolognese è in moto senza sosta perché l’hub di via Mattei è nuovamente al gran completo: 300 fancazzisti appena sbarcati sono in arrivo da Palermo e da Augusta.

Così da sabato, subito dopo il telegramma da Roma con la quota dei nuovi arrivi, il Comune di Bologna e i 60 comuni del distretto metropolitano si sono messi a disposizione della Prefettura.

Si cercano alberghi e strutture che possano ospitare i richiedenti asilo in uscita dall’hub di via Mattei che aspettano di essere trasferiti nei Cas, così da far spazio ai nuovi arrivi. Diversamente dalle altre volte non ci sono strutture del Comune messe a disposizione, ma per il semplice fatto che tutte quelle reperibili sono già utilizzate.

Due nuovi bandi – Il primo già pubblicato dalla Prefettura di Bologna e in scadenza il 14 marzo per 2.375 posti, gara da 50 milioni di euro; l’altro sarà pubblicato entro il 31 marzo e sarà il primo bando metropolitano.

Proprio per reperire i posti, Palazzo d’Accursio è alla ricerca di abitazioni sfitte o invendute a Bologna e in provincia: «Prima della pubblicazione del bando — spiega Luca Rizzo Nervo, l’assessore al Welfare di Bologna, comune capofila del bando metropolitano — provvederemo a una ricognizione dei possibili posti, perché se gradualmente gli attuali Cas verranno convertiti in Sprar, occorreranno altri posti e per questo in calendario abbiamo incontri con Asppi e con le cooperative immobiliari per fare una verifica sulle risorse immobiliari da sfruttare».

Le coop, sia del PD che del Vaticano, sono entusiaste da una parte per il futuro cambio di marcia dell’accoglienza in città e in provincia. Hanno già l’acquolina in bocca: «Siamo a disposizione e in attesa — spiega Silvia Festi della coop Lai-Momo —. Al momento è difficile comprendere come dovremo prepararci al nuovo bando, ma siamo contenti di immaginarci al lavoro per un’accoglienza che non sia solo emergenziale».




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