UniBo, Salvini: “Contro zecche usare insetticida”



“Bisogna fare una bella retata e usare gli idranti. Serve l’insetticida, questi sono dei balordi”. Con queste parole il segretario della Lega, Salvini, ha commentato gli scontri tra polizia e sedicenti studenti all’Università di Bologna.

“Vanno tutelati i ragazzi che vanno in ateneo per studiare”, ha aggiunto condannando le proteste contro i tornelli in biblioteca portate avanti dagli attivisti del Collettivo universitario autonomo. Che protestano, come poi filtrato da testimonianze, contro la difficoltà di usare la biblioteca come centro di spaccio dei loro amici e complici profughi.

Secondo Mirella Mazzucchi, responsabile della biblioteca di Discipline Umanistiche dell’Università di Bologna che è stata protagonista degli scontri avvenuti negli ultimi giorni tra il CUA di Bologna (Collettivo Universitario Autonomo) e il reparto antisommossa della Polizia di Stato. La biblioteca, secondo la responsabile, è ritenuta dai primi come un “oggetto di proprietà” dei collettivi, confermando la versione che ci è stata riportata dalla ragazza da noi intervistata pochi giorni fa, ovvero che la biblioteca è stata oggetto di una vera e propria occupazione e trasformata in un “centro sociale”. Non è una cosa nuova al CUA, che già in passato ha dato non pochi problemi per quanto riguarda il regolare svolgimento delle attività universitarie. Il dialogo con loro sembra impossibile, anche perché gli obiettivi che si pongono sono inconciliabili con le proposte avanzate, e le dichiarazioni ce lo confermano: “Già in passato avevamo avuto problemi e occupazioni da parte loro, con i quali, vi assicuro, abbiamo provato a trovare una soluzione, ma non è possibile né il dialogo né la mediazione. Sono prepotenti, violenti e squadristi. Per loro questo è un centro sociale, uno spazio di aggregazione e non una Biblioteca. Sono tornati a reclamare attenzione con i loro metodi quando, durante le vacanze di Natale, l’Ateneo ha deciso di inserire delle bussole in vetro all’entrata, azionabili o col badge o dopo riconoscimento da citofono; chiunque può entrare motivando le proprie necessità di studio e ricerca. Era comunque necessario tenere fuori balordi e spacciatori che popolano la zona limitrofa.”

Dunque non è vero il fatto che una persona, al di fuori del contesto universitario, era impossibilitata ad usufruire dei servizi offerti dalla Biblioteca, bastava una semplice motivazione e, dunque, un controllo preliminare delle intenzioni del soggetto che ne fa richiesta. Anche perché la biblioteca, prima del contestatissimo provvedimento dei tornelli e delle bussole in vetro, era frequentata da soggetti non proprio idonei ad un contesto di studio e di ricerca, quanto piuttosto a spaccio, droga e anarchia. “Da troppo tempo infatti i bagni erano luogo di spaccio (bustine nelle cassette dell’acqua) furti, rapine, episodi spiacevoli in sala di lettura per alcune ragazze” (una ragazza fu vittima di una molestia da parte di un soggetto che le si masturbò di fronte, ndr) “persone che entravano sistematicamente con pitbull, minacce al personale da delinquenti comuni etc. In occasione della volontà di aprire questa ed altre biblioteche fino alle 24, una delle iniziative per combattere il degrado della zona, si è reso necessario inserire queste bussole: il personale di sorveglianza avrebbe così avuto uno strumento per tenere fuori soggetti sgraditi.”

Dopo l’introduzione del nuovo sistema di sicurezza, la situazione era diventata ormai insostenibile, il 23 di gennaio è iniziato un uso “tirannico” vero e proprio della biblioteca da parte del collettivo che assumeva atteggiamenti sempre più aggressivi e denigratori nei confronti del personale, mostrando una chiara chiusura a qualsiasi dialogo e proposta, nonostante la buona volontà, e provocando l’adozione di una soluzione estrema: l’intervento della Polizia, ad occupazione avvenuta. “Il collettivo ha iniziato fin dal primo giorno ad aprire le porte di emergenza centrali vanificando tutto il sistema e facendo “picchetto” per impedirci di ripristinarlo. Da quel giorno (23 gennaio) si sono susseguite continue scene di questo tipo, condite da scherno verso il personale, atteggiamenti intimidatori, aggressioni ad agenti in borghese che volevano darci una mano e la cacciata di guardie giurate. Le abbiamo provate tutte, ma comandavano loro […]”

La responsabile della biblioteca conclude il racconto con uno sfogo personale del tutto comprensibile visto il trauma a cui è stata soggetta durante questi giorni di caos: “Cosa si doveva fare? Lasciatemi ora dire, dopo aver riferito fatti oggettivi, una cosa personale. Della Biblioteca a questi non frega nulla: è solo un pretesto per far casino. Quindi prima di giudicare o di dare addosso a chi ha chiamato la Polizia chiedetevi quale esasperazione abbiamo raggiunto tutti noi per dover arrivare a questo.”

I dati dei fatti raccontati sono molto simili a quelli che ci sono stati forniti dalla ragazza da noi intervistata, mostrando una uniformità di dati oggettivi molto più coerenti, e sicuramente riscontrabili, di quelli che ci vengono forniti dal CUA che, inoltre, si è reso protagonista di un nuovo ed ennesimo fatto deplorevole.

Bologna, la bibliotecaria contro i centri sociali: “Violenza e droga ogni giorno”

bibliotecaria BolognaIeri, nella pagina di facebook “Collettivo Universitario Autonomo Bologna”, è stato pubblicato un post in cui si fa riferimento a Emilia Garuti, studentessa e bibliotecaria, rea di essere una militante del PD e di aver rilasciato una intervista al Corriere della Sera nella quale racconta la sua versione dei fatti (secondo loro falsa), c’è da sottolineare che la sua versione coincide con le testimonianze di Mirella Mazzucchi e della ragazza intervistata da noi ed è proprio nel racconto di Emilia che è stato divulgato il fatto dell’atto osceno ai danni della studentessa, riportato all’inizio dell’articolo. La ragazza, esposta alla pubblica gogna con tanto di foto annessa al post, è ora vittima di minacce e insulti pesanti, il che ci fa comprendere il motivo per il quale la nostra fonte è voluta rimanere anonima. Oggettivamente non c’è altro da aggiungere, le foto del post (annesse all’articolo) credo si esprimano autonomamente, mostrando a tutti quanto sia il livello medio di bassezza morale che alberga nelle menti malate degli appartenenti a questo collettivo di psicopatici.

«La situazione nelle ultime ore è diventata incandescente, ma resta comunque sotto controllo – spiega al Giornale un investigatore infiltrato nella rete dei collettivi più oltranzisti -. Tensioni latenti ci sono sempre state, ma adesso c’è un elemento di novità: la presenza nei collettivi di una forza presenza di stranieri tra cui anche rifugiati e richiedenti asilo. Non a caso la parola d’ordine all’interno degli attuali gruppi antagonisti è Bologna meticcia». Insomma, a fianco ai «tradizionali» figli di papà con l’hobby della rivoluzione emerge ora una componente straniera, migranti politicizzati che potrebbe ulteriormente destabilizzare il movimento studentesco, o quello che si spaccia come tale.

Nella pagina Facebook del Cua si precisa che: «Il Collettivo universitario autonomo è un gruppo autorganizzato interfacoltà che riunisce studenti e precari dell’Università di Bologna». In realtà il riferimento a «studenti e precari» andrebbe letto senza la «e» di congiunzione, considerato che la quasi totalità degli aderenti al Cua è formato da pseudo universitari che in ateneo ci vanno, ma solo per fare casino e non certo per fare esami.


Lascia un commento