PIZZAGATE-CLINTON: PER I MEDIA E’ UNA BUFALA, MA SPUNTA LA CANTINA DEGLI STUPRI – FOTO

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Parliamo del cosiddetto ‘PizzaGate’, termine simpatico e poco adatto per uno scandalo su un giro di stupri pedofili che, secondo l’accusa, coinvolge la campagna dei Clinton. Il tutto nasce dalle rivelazioni di WikiLeaks sulle messe nere del capo della campagna John Podesta. E dai suoi contatti con il proprietario (e finanziatore di Clinton) di una pizzeria che sarebbe servita da base in cui gruppi di pedofili clintoniani potevano dare sfogo alle loro perversioni.

Prima di derubricare il tutto a ‘fantasie’ (come anche noi saremmo tentati di fare), non dimenticate cosa è accaduto in Inghilterra.
E non dimenticate il caso del Forteto in Italia, definita dai media di distrazione di massa ‘bufala’ per decenni, per poi scoprire che era la riserva di caccia di pedofili e, probabilmente, di politici pedofili mai individuati.

Se fate una ricerca su Google per il termine ‘pizzagate’, vi appaiono in italiano tutti articoli di giornali italiani che dicono la stessa cosa: bufala. Non perché abbiano investigato, semplicemente perché l’hanno letto su altri media americani. Spesso traducendo e copincollando i pezzi in modo quasi imbarazzante. Infatti è imbarazzante come tutti riportino quasi le stesse parole. Con gli stessi errori: il che denota un uso spericolato di Google Translate.

Ma c’è un problema. Il proprietario del locale al centro dello scandalo, nello smentire aveva detto: “Parlano di cantina degli stupri, ma noi non abbiamo una cantina”. Si è scoperto che una cantina ce l’hanno. Rinnovata da poco.Voi dimentichereste di avere una cantina?

Il che non aiuta a smentire la ‘bufala’. Una notizia non è una bufala solo perché tutti i media la definiscono tale. E’, anzi, spesso il contrario. Leggere non è più sufficiente, ogni lettore è al tempo stesso anche investigatore. Ormai i media sono un’arma di distrazione di massa, una giungla di mezze verità e menzogne nella quale è difficile districarsi.

Ovviamente noi non abbiamo la possibilità di sapere con certezza che si tratti di bufala o verità. Nessun giornale italiano è in grado di saperlo. Non abbiamo un investigatore da inviare sul posto per fare indagini di mesi, e quindi non abbiamo l’arroganza e la stupidità né di gridare allo scoop, né di prendere per oro colato la ‘verità’ veicolata dai soliti media di proprietà dei soliti noti gridando alla ‘bufala’ copincollando articoli americani: chi diffonde notizie non deve dare mai nulla per scontato. Nulla è vero o falso fino a che non è provato lo sia.

Un piccolo assaggio dell’articolo di Blondet sul tema:

Diversi lettori mi mandano articoli, apparsi su giornali e agenzie, i quali dichiarano che la storia dello scandalo pedofilo in cui sarebbe coinvolto l’entourage dei Clinton, è un falso clamoroso; nato dalle menti malate di cospirazionisti contro la innocente pizzeria di Alefantis, “frequentata da famiglie”; una bufala che poteva essere letale, dato che domenica 4 dicembre un esaltato di nome Edgar M. Welch è entrato nella pizzeria Comet Ping Pong ed ha sparato: un solitary assassin fermato in tempo, che ha dato l’occasione ai media di titolare. “Le bufale online uccidono” (quindi censuriamole), “notizie infondate hanno rischiato di provocare una strage”, e via così: su tutti i media, il termine Pizzagate è accompagnato sempre e comunque da “bufala”, “falsità online”, “notizie infondata”. I media scrivono anche che il generale Flynn, l’ex capo della DIA, appena scelto da Trump come suo consigliere di sicurezza nazionale, “condivise la bufala” (Il Fatto Quotidiano) e “adesso è nella tempesta” (ADN Kronos).

la-cantina

Cari lettori, è inutile che mi segnaliate gli articoli: li conosco già. E li conosco negli originali, che sono in inglese. Perché le elites, per seppellire il Pizzagate sotto una montagna di smentite, hanno mobilitato i loro pezzi da novanta mediatici, BBC, Washington Post…e gli articoli apparsi sui giornali italiani sono la copiatura esatta di quelle fonti. In inglese, associano lo scandalo pedofilo a “fake news” (notizi falsa), “conspiracy theory”, o addirittura “psy-op”, operazione di guerra psicologica condotta contra il Clinton e l’intero partito democratico.

Invece, per screditare il tutto, sono i pezzi da novanta mediatici a diffondere “fake news”. Per esempio:

Il metodo preferito dall’establishment per impedire la diffusione di notizie è passato da essere la censura tout-court (troppo rozza e comprensibile anche ai più scemi) al denigrarle tacciandole per bufale.

E’ una strategia che in Italia persegue da tempo la muta scatenata da PD e Boldrini (composta da gay venezuelani e altre frattaglie) contro i media indipendenti. Impossibilitati a competere sul campo oggettivo, hanno pensato bene di tentare far saltare il banco gridando alla ‘bufala’. Termine burino per l’inglese ‘fake news’.

E come accaduto per Vox in Italia, lo stesso sta accadendo negli Usa per Breitbart e Infowars. Ad esempio Facebook inizia a bloccare i link sullo scandalo ‘PizzaGate’:  FACEBOOK BLOCKING…

Usano la categorizzazione ‘bufale’ o ‘fake news’ per impedire la circolazione di notizie sgradite al Sistema.

Questo ha un doppio effetto. Uno positivo e l’altro negativo. La maggior parte dei cittadini si rende conto del tranello e la muta di Boldrini in Italia (media di distrazione di massa, Bufale.net, Butac.it e parenti) perde ogni credibilità in questa opera di difinformatia; c’è però un effetto negativo, anche i veri siti di bufale diventano credibili per osmosi. Questo perché la ormai non credibile muta in Italia e negli Usa fa di tutta l’erba un fascio nel tentativo di colpire e denigrare i buoni: avendo ormai zero credibilità tranne tra i fanatici ‘democrati’, ottiene l’effetto contrario, favorisce i cattivi.

Nel mondo dell’informazione esistono sostanzialmente due categorie di media (escludiamo i siti civetta che creano bufale come satira o fonte di guadagno): quelli ‘mainstream’ e gli ‘indipendenti’. Secondo il Sistema i primi dicono la verità, i secondi bufale. La realtà è che i primi scrivono sotto dettatura del Sistema, i secondi scrivono quello che vogliono.




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