Medico Fuocammare batte cassa: “Soldi per cure a migranti”

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La definisce – lui – una battaglia etica e non economica, e dice che intende devolvere tutte le somme che incasserà in favore di profughi e rifugiati che in questi anni ha assistito e curato. A spese nostre.

Pietro Bartolo, medico del Poliambulatorio di Lampedusa, tra i protagonisti della indecorosa marchetta definita film di Gianfranco Rosi, il ridicolo Fuocoammare, torna nuovamente a fare accendere i riflettori sul business che circonda gli sbarchi: “In questi anni – spiega – mi sono state richieste centinaia di ispezioni cadaveriche sui corpi di chi era morto in mare, ma la mia attività professionale non è mai stata pagata”. Ma non eri un volontario?

Il medico, che dopo il successo di Fuocoammare è diventato un personaggio pubblico invitato anche in numerose trasmissioni televisive, sottolinea che la sua richiesta ha una valenza sociale. Una valenza sociale!

“Tutto quello che riuscirò ad ottenere – dice – verrà devoluto ai migranti. Del resto i corpi erano i loro. Questi soldi spettano a loro. Io non terrò per me nemmeno un euro”. Si, va bene. Ma quelli sono morti, di cosa non si sa.

Bartolo non ha idea della cifra che dovrebbe incassare: “Non mi sono mai informato – spiega, ma poi ci informa – ho fatto richiesta all’Asp per le prime 375 ispezioni cadaveriche”.

Il medico, divenuto ormai un simbolo del business osceno batte cassa. Sono i famosi volontari a pagamento.




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