Duomo Firenze, Canti islamici in chiesa: “Il Corano è la giustizia”



In attesa della moschea promessa dall’avatar di Renzi Nardella all’amichetto di Renzi l’imam, per la prima volta in settecentoventi anni di storia, a Santa Maria del Fiore sono risuonati i lamenti islamici.

Il grido “il Corano è la giustizia” ha ferito secoli di storia sotto la Cupola del Brunelleschi. In un concerto multireligioso, di quelli che tanto piacciono al mullah Bergoglio, tenutosi ieri, giovedì 22 settembre, con la scusa del festival “O flos colende” promosso dall’Opera del Duomo.

Lo presentava così, il dorso locale del gruppo Espresso, tradendo una notevole ignoranza storica e una pericolosa impreparazione culturale:

Un concerto che affratella le tre religioni del Libro grazie a melodie musulmane, cristiane ed ebraiche che inneggiano allo stesso Dio. Lo fanno in modi differenti, con lingue diverse e magari incomprensibili, ma tutte guardano alla stessa luce. Ogni tradizione musicale si nutre dell’altra. Tutte sono radicate nelle terre attorno al Mediterraneo: il mare è stato il loro liquido amniotico. L’appuntamentoè per giovedì il 22 settembre nel cartellone del festival “O flos colende” promosso dall’Opera del Duomo – ore 21.15, gratis, info e prenotazioni 055 2302885. Programmato per il 12 luglio, il lutto della Chiesa fiorentina per il cardinale Silvano Piovanelli, scomparso il 9, l’ha fatto differire a oggi. Tre voci femminili (sostenute da Peppe Frana, liuto e oud, e Gabriele Miracle, percussioni e dulcimer) vi rappresentano le tre tradizioni religiose e musicali e le intersezioni indistricabili fra l’una e l’altra: Patrizia Bovi, da Assisi, è specialista di Medioevo e fondatrice del prestigioso Ensemble Micrologus; Fadia Tomb El-Hage, da Beirut, raccorda le tecniche vocali mediorientali a quelle occidentali; Françoise Atlan è un’ebrea sefardita marocchina che vive in Francia interessata alla musica giudaico-spagnola e giudaico araba. “Intoniamo testi mistici e liturgici che permettono a ciascuna tradizione di specchiarsi e riconoscersi nell’altra”, spiega Bovi. “È un’operazione di dialogo e apertura che getta ponti tra le sponde del Mediterraneo”.

Il Meditteraneo non è mai stato un ‘liquido amniotico’, è stato un lago di sangue per secoli. Non ha unito, ma per fortuna ci ha in parte protetto dall’orda islamica. Combattuta da eroi che sono morti, e hanno preservato la nostra civiltà, non perché andasse poi svenduta ‘grazie’ a intellettuali del pensiero debole abituati a strusciare ciò che non si dice sulla punta delle lance altrui.



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