Sciacchetrà diventa un vino africano: prodotto da ‘profughi’

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Dal cotone al vino. I nuovi negrieri si ingentiliscono, e sostituiscono i lavoratori italiani – soprattutto giovani e donne – con i maschi africani, a spese dei contribuenti italiani.

Infatti non devono nemmeno pagarli, li paghiamo tutti noi. E quanto alle malattie come meningite, tubercolosi e altre, buona fortuna ai consumatori.

Saranno infatti i sedicenti profughi della Carita$ diocesana della Spezia a produrre da settembre il vino passito doc ‘Sciacchetrà’. Nascerà infatti alle Cinque Terre una cooperativa che sfrutterà la manodopera dei cosiddetti richiedenti asilo. L’iniziativa è stata presentata oggi alla IV edizione del Festival dello Sciacchetrà a Corniglia, nelle Cinque Terre. “I giovani migranti stanno già seguendo dei corsi di formazione per la coltivazione della vigna – ha spiegato il presidente del Consorzio Produttori Sciacchetrà Heydi Bonanini -. Crediamo in questo progetto per il recupero dei terreni abbandonati e per un possibile ampliamento delle produzioni”. Lo Sciacchetrà è un vino che rientra nella Doc Cinque Terre 1973 e nasce sui terreni scoscesi della costa spezzina, da uve lasciate essiccare al sole.

Denominazione di origine controllata, come no. Nemmeno colgono l’incongruenza tra la produzione di qualcosa che è legato al territorio con l’utilizzo di immigrati africani. Dementi.




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