LA UE SI PRENDE LE SPIAGGE ITALIANE: BALNEARI VOTANO BREXIT



«Siamo tutti britannici, siamo tutti contro i tecnocrati di Bruxelles che vogliono distruggere un’intera categoria di imprenditori». Il popolo dei concessionari delle spiagge liguri alza la voce e alza al vento la Union Jack, da Sarzana a Ventimiglia. È la protesta di 1.500 imprese che danno lavoro diretto a circa 5.000 persone per un fatturato annuo vicino ai 700 milioni, contro la decisione con la quale i ventotto governi europei, Italia compresa, hanno deciso di aprire il settore alla concorrenza, così da creare i presupposti per avere un migliore servizio e prezzi più competitivi. Brucia in particolare ai concessionari il pronunciamento della Corte di Giustizia Ue che ha stabilito l’illegittimità della proroga «automatica e generalizzata» delle concessioni demaniali fino al 2020 proposta da Roma.

La proroga era l’ultima speranza per i bagni marini di evitare una gara internazionale per le nuove assegnazioni, che loro giudicano una «lotteria». E allora, ecco la “Brexit balneare” tra ombrelloni e lettini. Epicentro della protesta è il Savonese, con grandissima adesione, ma le “onde” si propagano fino al confine con la Francia. L’emblema del no alle regole europee dettate dalla Bolkestein è la bandiera britannica che dal 1° agosto sventola sulle spiagge.

Situazione complessa. Quella dei balneari, per Vox, non è una difesa in assoluto, visto che in certi casi si tratta di scempio ambientale. Ma l’avvento delle multinazionali della balneazione e ovviamente bagnini low-cost magari pescati nei centri profughi, sarebbe ancora più devastante.



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