Ora la UE vuole anche le spiagge italiane



”Come annunciato, la peggiore burocrazia europea ha decretato la morte degli stabilimenti balneari con la bocciatura delle proroghe delle concessioni demaniali marittime e lacustri. Eccola qui l’Europa criminale, quella che non vogliamo, ecco una delle mille ragioni per le quali dovremmo scappare di corsa dall’unione per ritornare padroni del destino dei nostri territori, delle nostre risorse, delle norme che regolano le nostre imprese. L’Europa e’ distante anni luce dai problemi delle piccole e medie imprese italiane e la Bolkestein e’ devastante. Questo, sommato alla totale incapacita’ del governo di difendere le nostre peculiarita’ territoriali, a differenza dei governi spagnolo e portoghese che hanno ottenuto la proroga, significa che 30.000 imprese e 700.000 addetti, non sanno come andare avanti. Renzi prenda coraggio e glielo spieghi”. Cosi’, in una nota il capogruppo dei senatori leghisti Gian Marco Centinaio con il collega Paolo Arrigoni, commentano la decisione dell’Europa di non prorogare le concessioni balneari. E l’aspetto paradossale è che se venissero applicate queste ”direttive” i costi per i bagnanti aumenterebbero con molte imprese familiari che chiuderebbero, rovinate da investitori stranieri nelle aste d’aggiudicazione ”aperte alla Ue”.

Situazione complessa. Quella dei balneari, per Vox, non è una difesa in assoluto, visto che in certi casi si tratta di scempio ambientale. Ma l’avvento delle multinazionali della balneazione e ovviamente bagnini low-cost magari pescati nei centri profughi, sarebbe ancora più devastante.



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