Scandalo: altri 20 milioni di euro per recupero barcone affondato in Libia

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Articolo da oltre i confini della realtà, Repubblica:

“Abbiamo accettato questa grande sfida umanitaria e scientifica unica al mondo volontariamente, lavoriamo gratis per dare un nome e un volto a centinaia di migranti che sono morti i cui cadaveri sono stati recuperati. Ma non possiamo essere trattati a pesci in faccia, non si può avere una così scarsa considerazione verso la medicina legale e i suoi operatori che da settimane lavorano senza soste all’interno dell’hangar di Augusta nella base della Marina Militare dove sono stati trasferiti centinaia di cadaveri recuperati in fondo al mare, quelli della strage del 18 aprile del 2015”.

È lo sfogo di medici legali e tecnici di laboratorio impegnati nel grande obitorio di Augusta che, per svolgere il loro lavoro, volontariamente, debbono però pagarsi le spese di viaggio, di alloggio, i trasferimenti in aereo, treno o automobile di tasca propria. Perché per loro, nonostante il grande impegno economico (oltre venti milioni di euro) e militare per portare alla luce il relitto affondato il 18 aprile del 2015 con il suo carico di morte, non è stato previsto nessun rimborso spese. “Lavoriamo in condizioni molto precarie – raccontano un paio di medici – non ci sono le attrezzature necessarie e alcune, come le motoseghe, le abbiamo comprate con i nostri soldi. Non abbiamo uno spogliatoio, spesso ci cambiamo dentro le nostre auto dopo una giornata di lavoro durissimo tra i resti di quei poveri migranti che tentiamo di esaminare per compararli con i dati che ci forniranno i loro parenti”.

C’è poi un altro aspetto importante che è quello della ricostruzione e comparazione del Dna, spese di laboratorio gravose che le università non sono in grado di affrontare. Fino ad ora non è stato previsto nessuno stanziamento e quindi neanche i rimborsi delle spese vive. Quindi c’è il serio rischio che gli sforzi per riportare in superfice il barcone affondato e di dare un nome ai poveri resti sia del tutto vano.

20 milioni di euro per andare a prendere in fondo al mare, in Libia:

DOVE NAVI MARINA VANNO A RACCATTARE I CLANDESTINI AFRICANI
DOVE NAVI MARINA VANNO A RACCATTARE I CLANDESTINI AFRICANI

Clandestini africani affondati durante un naufragio. Domanda: perché se degli africani affondano in Libia devono essere i contribuenti italiani a pagare per una ridicola ‘riesumazione’? Risposta: c’era da distribuire mangime alle coop dei recuperi e ai marinaretti in missione.

E ora, vorrebbero altri 20 milioni per fare l’esame del DNA a tutti i cadaveri? Per compararli poi con quello di chi? E una volta trovati i parenti mandiamo fattura, o diamo loro la cittadinanza e la pensione per naufragio colposo. Perché, ovviamente, la colpa è degli Italiani: non hanno inviato millemila navi a raccattarli in tempo.




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