Governo prenota 250 milioni di ‘profughi climatici’



Non vogliono arrivare tardi i referenti politici di CL. Holding del business accoglienza ‘cattolico’.

E così, “occorre un impegno immediato in favore dell’ambiente globale per evitare un esodo di migranti climatici, che potrebbe raggiungere il numero di 250 milioni di persone spinte all’esodo da desertificazione ed eventi estremi, fenomeni che non rendono più possibile la sopravvivenza nei luoghi che ne sono colpiti”, avvisa fingendo preoccupazione il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, durante la cerimonia per celebrare i 30 anni dell’istituzione del ministero dell’Ambiente.

“E’ importante – ha aggiunto Galletti – che la comunità internazionale assuma il tema del surriscaldamento globale anche come nodo politico da affrontare oggi, per evitare di trovarsi domani anche dinnanzi a scenari di destabilizzazione socio-economica difficili da affrontare. Mi riferisco ad esempio al fenomeno delle migrazioni che sta mettendo a dura prova la stessa Europa e i suoi principi di solidarietà e di accoglienza”.

“La desertificazione – ha sottolineato il ministro – la perdita di quegli eco-servizi che rendono possibile la sopravvivenza di tante comunità rurali, gli eventi estremi che rischiano di cancellare dalla carta geografica interi arcipelaghi, insomma, i cambiamenti climatici saranno la causa già nota del prossimo esodo che potrebbe spostare fino a 250 milioni di persone verso il nord del mondo. Un esodo che assumerà sempre maggiore spessore numerico mano a mano che i cambiamenti climatici dispiegheranno i loro effetti, ma è un esodo che è già iniziato. I cosiddetti migranti economici di oggi sono l’avanguardia dei migranti climatici di domani”.
L’impegno preso a Parigi “per investimenti di 100 miliardi di dollari l’anno – ha concluso Galletti – punta non solo a risarcire in qualche modo aree del pianeta che non hanno contribuito in alcun modo al surriscaldamento globale ma ne subiscono gli effetti più gravi; punta anche, forse soprattutto, a innescare la possibilità di sviluppo in loco per dare un futuro a questa popolazione nella loro terra, come è giusto che sia”.

Ci stanno invadendo. Oggi. E sono un problema reale. Non occorre fantasticare su improbabili desertificazioni che, oltretutto, non generano immigrazione. A generarla è il relativo benessere degli ultimi decenni in Africa, causato proprio dalle nostre opere filantropiche. Si è creata una componente che ha abbastanza soldi da ‘esigere’ di più, e potersi permettere di viaggiare.



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