Pensionato sfrattato si impicca: ‘pensano tutti ai profughi’

Nuova terribile storia di razzismo contro gli italiani. Di menefreghismo verso il prossimo, per accogliere l’esotico.

Due mesi fa, quando per la prima volta l’ufficiale giudiziario aveva bussato alla porta del suo appartamento in via Manara, si era presentato con una pistola in pugno e, puntandosela contro, aveva minacciato di spararsi se non se ne fosse andato. Nessuno fece nulla per aiutarlo.

Così, ieri, quando l’ufficiale giudiziario è ritornato per eseguire lo sfratto esecutivo, un settantenne, pensionato, separato e con un figlio, si era già ucciso: non sapeva dove andare una volta cacciato di casa.

Impiccato.

Sul tavolo, una lettera ai familiari in cui spiegava di non poter andare avanti in quelle condizioni e con cui si scusava per non avere trovato un’altra soluzione ai suoi problemi.

Delle difficoltà economiche del pensionato settantenne, con alle spalle una carriera come commesso in un negozio sportivo della zona, gli amministratori comunali erano venuti a conoscenza soltanto un paio di mesi fa. Per caso.

Il comune di Barzanò fa parte dell’Arcidiocesi di Milano, quella di Scola. Molto impegnato nell’accogliere clandestini islamici. Non c’era posto, per un povero pensionato italiano, in uno dei tanti edifici della ricca curia milanese. Né in uno degli hotel che, proprio a Lecco, ospitano giovani maschi africani.

Stato di merda.



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