Quest’uomo ama circondarsi di giovani maschi africani: a spese nostre

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TREVISO – Il degrado è sempre favorito rispetto all’ordine. Perché basta un individuo a crearlo, anche se tutti gli altri si oppongono.

E’ il caso della bizzarra famiglia Calò, composta da due figli dei fiori a scoppio ritardato – Antonio Calò e Nicoletta Ferrara – che amano circondarsi di clandestini africani a spese nostre.

Non sappiamo, cosa accada in quella casa quando cala la notte. Non facciamo supposizioni.

In un’intervista ‘strappalacrime’ all corrierino della sera, hanno raccontato dei loro ‘ospiti’ islamici, Mohammed e Sahyou del Gambia, hanno 24 e 25 anni, degli altri due del Ghana, Mubashi e William, che di anni ne hanno 21 e 19. Per finire anche di Jonathan ed Aghedo, nigeriani di 30 e 31 anni.

Ghanesini, nigeriani e gambiani. Nessuno di questi paesi è in guerra. Ma la famigliola Calò incassa 35 euro per ognuno di loro. Al giorno. Poi cala la sera.

Gli ospiti di casa Calò hanno già ottenuto tessera sanitaria, codice fiscale e medico di famiglia. Tutto a spese nostre. Hanno anche una psicologa che, vaneggiano i due etnolesi, “li aiuta anche ad elaborare il trauma vissuto che dovrà essere raccontato alla commissione”. Tradotto: stanno preparando la versione fasulla da raccontare.

Ci siamo rotti le balls di mantenere giovanotti africani. Italiani si suicidano, anche a Treviso, e i giornali santificano bizzarri personaggi che incassano per mantenere clandestini camuffati da profughi. Deve finire. Anche a casa Calò.

Chi ospita l’invasore – perché di questo si tratta – è un collaborazionista. Chi fa affari con il business dei sedicenti profughi, è un collaborazionista. Chi collabora con le prefetture renzianel, è un collaborazionista.

Purtroppo, mentre per conservare l’ordine serve totale dedizione, all’entropia basta un collaborazionista. Anche se tutti gli altri non vogliono i clandestini, basta uno che ‘collabora’ con il governo per rovinare tutto. Cosa fare, in questi casi?




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