Il terrorista islamico ha un prete per amico: gli porta Corano in cella



E’ il virus Franceso. E’ scoppiato l’amore – a senso unico – nel carcere di Bergamo, tra il capo della cellula di Al Qaida in Italia e un prete.

Il loro incontro è avvenuto nella cella d’isolamento dove il primo è detenuto da dieci giorni per terrorismo islamico e dove il secondo si è presentato con il Corano. Come si confà nella ‘chiesa’ bergogliana.

Don Fausto Resmini

Lui è don Fausto Resmini, e rappresenta bene la componente decadente della chiesa, quella tutto lavaggio dei piedi e ‘profughi’. L’altro è l’imam Hafiz Muhammad Zulkifal. Terrorista islamico, che progettava di uccidere fedeli al Vaticano.

Il pakistano, 42 anni, da quasi venti in Italia, è stato arrestato il 24 aprile con l’accusa di organizzare attentati e reclutare fondi in nome di Al Qaeda. È lo stesso imam che nel 2011 riceve una telefonata dal Pakistan in cui un interlocutore non identificato gli parla della necessità di «pensare al loro Papa». Un chiaro invito in codice ad un attentato in Vaticano.

“L’ho avvicinato — racconta il presunto sacerdote — il primo giorno. Ha chiesto abiti più pesanti e il Corano. Nulla di più. Conduce una vita molto essenziale. Prega sempre, a volte lo fa intonando canti, ma in modo molto discreto. Quando mi affaccio alla cella, si interrompe. Scambiamo qualche parola, poi torna al suo dio”.

Affetti da masochismo.


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