Terroristi islamici entravano in Italia come ‘profughi’: così agiva cellula Al Qaida

Finti contratti di lavoro con imprenditori compiacenti e richieste di asilo politico, che permettevano ai terroristi di rimanere in Italia. Come Kabobo, e come i migliaia di clandestini che ospitiamo in hotel.

I componenti della cellula di al Qaeda in parte sgominata questa mattina si ‘vendevano’ come ‘vittime di persecuzioni etniche o religiose’. L’organizzazione terroristica forniva addirittura supporto logistico e finanziario assicurando patrocinio verso i competenti uffici immigrazione, istruzioni sulle dichiarazioni da rendere per ottenere l’asilo politico, apparecchi telefonici e sim e contatti personali. Un po’ come le varie associazioni a delinquere di coop e Vaticano.

La struttura terroristica cresceva ‘grazie’ all’ingresso di immigrati clandestini in Italia – cittadini pakistani o afgani – con falsi contratti di lavoro con imprenditori complici (vedi le manifestazioni di Brescia) per ottenere i visti di ingresso o con la richiesta di asilo politico.


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