Rivolta in Grecia contro requisizione conti correnti locali

I mercati greci sono al loro livello più basso da quando il paese ha subito una ristrutturazione del debito verso il settore privato nel 2012. Pesano le notizie sul governo a corto di denaro liquido e quindi non in grado di pagare i dipendenti del settore pubblico e rimborsare i debiti internazionali.

Dopo giorni di smentite, il vice ministro delle finanze ha ammesso che il suo governo si trova di fronte ad un ammanco di 400 milioni di euro per effettuare i pagamenti dei salari e delle pensioni nel mese di aprile.

Il governo ha fatto ricorso a misure sempre più disperate per riempire le casse.

Lunedì, un decreto presidenziale di emergenza ha in pratica rapinato 1.500 enti locali, obbligandoli a trasferire le loro riserve di liquidità in eccesso presso la Banca di Grecia.

Il provvedimento, che è stato imposto da Bruxelles, ha però incontrato una feroce resistenza nel paese. Giorgis Kaminis, il sindaco di Atene, ha detto che avrebbe combattuto la legge di confisca, attaccata come “incostituzionale”.

“Siamo determinati a utilizzare tutti i mezzi politici e giuridici che possiamo”, ha detto l’Unione dei Comuni e delle Comunità in dichiarazione nella notte di ieri.

Il raid potrebbe generare circa 2 miliardi di euro. Che però avrebbero l’effetto collaterale non secondario di ridurre – ancora – le riserve nelle banche commerciali greche già esangui, spostandole alla banca centrale di Atene. La coperta è sempre più corta.

Intanto crolla la fiducia nel governo: scena sotto il 50% ad aprile, giù dal 72% nel mese di febbraio.

La Banca centrale europea ha poi deciso ieri di ridurre del 50% il valore dei collaterali che le banche greche utilizzano per accedere alla liquidità di emergenza da parte della BCE.



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