Immigrato preparava attentati contro chiese: sabato ha ucciso una ragazza



Nel mirino dell’immigrato due chiese. L’uomo aveva un arsenale di armi da guerra pronte ad essere utilizzate in un attacco definito come imminente, con la partecipazione di altri immigrati islamici.

L’immigrato arrestato domenica scorsa a Parigi è coinvolto nella morte di una giovane donna alle porte della capitale e aveva progetti imminenti per compiere un attentato contro due chiese. Lo Lo ha reso noto il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve. Per il premier Valls la Francia si trova a dover fronteggiare una minaccia terroristica senza precedenti.

E’ l’effetto Ius Soli.

Sid Ahmed Jhlam, 24 anni, studente di informatica algerino con cittadinanza francese, aveva nell’auto e a casa armi da guerra: kalashnikov, giubbotto anti-proiettile, munizioni, materiale informatico e di telefonia.

Ad allertare la polizia, proprio domenica mattina, una telefonata intorno alle nove: un uomo ferito da un proiettile in una strada del XIII arrondissement sosteneva di essere stato aggredito. Arrivati sul posto, gli agenti sono risaliti, grazie alla scia di sangue, a un veicolo parcheggiato non lontano dove ha trovato un arsenale di guerra. Una volta in ospedale, il ferito, un giovane arrivato in Francia nel 2009 grazie a un ricongiungimento famigliare, ha ammesso di essere il proprietario del veicolo. Ma perquisendo il suo appartamento, sempre nello stesso arrondissement, i poliziotti hanno trovato documenti da cui è emerso che «progettava un attentato, verosimilmente contro uno o due chiese» il giorno stesso, domenica 19 aprile.

VITTIMA DELL’IMMIGRAZIONE

 

 

L’inchiesta adesso sta cercando di capire il nesso tra l’uomo arrestato, la sua ferita alla gamba, il progetto di attentato e la morte di una giovane donna di 32 anni che sabato si era recata nella zona per uno stage di pilates. Aurelie Chatelain è stata ritrovata morta domenica mattina, nella sua auto, colpita da tre pallottole. Secondo gli inquirenti, l’immigrato avrebbe tentato di rubarle l’auto e si sarebbe inavvertitamente sparato sulla gamba. Il suo Dna e anche tracce del suo sangue sono state ritrovate nell’auto della donna.

Il vescovo di Creteil, monsignor Michel Santier, ha detto che «non bisogna cedere alla paura» perché è «impossibile mettere un poliziotto davanti a ogni chiesa».

Si può però evitare di mettere un islamico ovunque, con i ricongiungimenti familiari.

Le nazioni europee sono preda di un delirio mentale senza precedenti: facciamo arrivare giovani immigrati islamici con i ‘ricongiungimenti’ familiari – spesso è la Chiesa a spingere in questo senso – pur sapendo che non vedono l’ora di ucciderci.


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