Profughi minorenni devastano centro: “Ci dovete 2 milioni di euro”

CATANIA – Momenti di violenza ieri mattina in via Cifali nei pressi dell’Istituto Regina Elena, che ospita attualmente, a spese nostre, un gruppo di clandestini. Gli oltre 80 ospiti della struttura hanno inscenato un blocco stradale e danneggiato i locali della struttura per protestare contro il ritardo nell’erogazione della diaria. Lo stipendio da profugo che paghiamo ai figli degli africani per comprarsi lo smartphone ultimo modello.

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Per sedare i disordini sono intervenute diverse volanti della polizia. Invece di sgomberare i nullafacenti, la municipale ha chiuso al traffico la carreggiata per evitare il passaggio degli automobilisti.

Esasperati anche gli operatori del centro, costretti a recarsi all’esterno per la momentanea occupazione dell’ex educandato da parte dei loro ospiti.

Da una parte i minori stranieri – che ci costano circa 70 euro al giorno, il doppio degli adulti – in mezzo alla strada a bloccare il traffico per protestare contro quello che definiscono «un sistema di apartheid» perché lo stipendio ritarda.

Dall’altro i gestori – parassiti che lucrano sull’invasione – e vantano, dicono, un credito di due milioni di euro nei confronti del Comune di Catania.

“Avevamo preventivato questa protesta da settimane, lo sapevano tutti: Comune, procura, tribunale dei minori, prefettura. Non può essere lasciato senza soldi un istituto con cento ragazzi. Sono stato abbandonato e lasciato solo. Loro, i ragazzi, hanno pure le loro ragioni”. Hanno pure le loro ragioni… E’ tal Vincenzo Di Mauro, responsabile del centro, a parlare.

I minori clandestini sono saliti nel piano degli uffici amministrativi, hanno rovesciato vasi, lanciato le sedie nel cortile, distrutto porte e danneggiato la linea telefonica.

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Viviamo in otto in una stanza – racconta Assam, facendosi portavoce del gruppo, insieme a un altro giovanissimo gambiano – le condizioni della struttura sono carenti, così come il cibo. Se stiamo male non ci permettono di andare in ospedale, ma ci danno qui le medicine o ci dicono che non è niente. Guardati intorno – continuano – perché secondo te non ci sono anche gli arabi che vivono con noi, qui a protestare? Gli educatori ci trattano male perché abbiamo la pelle nera. Sono razzisti, viviamo in un regime di apartheid».

Dai balconi dei palazzi vicini la gente scuote la testa. In una città con la disoccupazione record, magari molti di loro hanno i figli disoccupati, e devono vedere clandestini esigere 2 milioni di euro.



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