“Fondi neri a politici, attori e intellettuali PD, erano voraci”



«Sono pentito, ho commesso molti errori. E mi dispiace, soprattutto per i miei collaboratori su cui scaricavo il mio stress e per Nitish (il domestico che l’ha denunciato per molestie, ndr) cui ho provocato molte sofferenze». In aula al processo d’appello che si è aperto ieri Giuliano Soria, patron del Premio Grinzane Cavour, condannato in primo grado a 14 anni e mezzo, parla del fiume di fondi neri creato dal Grinzane che serviva a foraggiare politici, attori e scrittori di area PD.

I primi – e Soria ne cita molti, da Bresso a Leo, da Vernetti (Pd) agli ex assessori Alfieri e Oliva – viaggiavano a spese del premio, si facevano ospitare e chiedevano soldi. Attori e scrittori invece – da Giancarlo Giannini a Stefania Sandrelli, da Isabella Ferrari a Michele Placido – pretendevano di essere pagati in nero per partecipare agli eventi del Grinzane.
Soria difende il fratello Angelo, ex funzionario della Regione, anche lui condannato: «La politica ci usava per il suo prestigio. Non regge il vestito secondo cui avrei fatto tutto da solo. Tutti sapevano che funzionava così. Invece hanno scatenato contro di me una campagna di linciaggio morale».

«Ho sostenuto l’allora sindaco Sergio Chiamparino in due occasioni», ha affermato, «e ho aiutato l’assessore Alfieri voracemente». Poi ha citato gli assessori Oliva e Giampiero Leo («In nero»), il parlamentare Gianni Vernetti («Più volte»). Fra i giornalisti che beneficiavano delle iniziative del premio «Corrado Augias era il più vorace, era addirittura assillante sui pagamenti in nero». Alain Elkann «pretese per sé e la moglie di allora un viaggio a New York che ci costò 13 mila euro». Poi Soria ha elencato «la sfilza di attori pagati in nero» in occasione del festival di Stresa.


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