“‘E’ un’invasione pianificata”: denuncia dal fronte siciliano



Viviamo in Sicilia e da un anno, con l’inizio delle operazioni di trasporto dei migranti di Mare Nostrum, assistiamo giornalmente al loro arrivo nella nostra cittadina di sessantamila abitanti, Agrigento.
Si tratta di un flusso che può superare le mille unità al giorno, in grandissima parte africani. Solo due volte abbiamo visto dei siriani, gli unici che non migrano individualmente ma in famiglie o coppie.
Ed è questo che ci ha fatto capire la differenza fra migranti economici che partono da soli in cerca di fortuna e chi fugge da una guerra, un pericolo immediato e grave dal quale ci si mette in salvo con chi si ha di più caro.

Tra i 350 centri di accoglienza e le innumerevoli ONLUS germogliate dalla pioggia di fondi connessi dall’Italia (con una piccola partecipazione della comunità europea) quello che noi abbiamo potuto osservare più spesso si trova a Siculiana, un paesino a pochi minuti dalla nostra città. Qui un hotel chiuso per fallimento si è riciclato riaprendo come centro di accoglienza. Cosa analoga è accaduta nel caso di tantissime altre strutture e di piccoli appartamenti privati, fino ad allora sfitti.
Ad Agrigento, nel giro di pochi mesi, abbiamo visto la stazione riempirsi fino a traboccare di migranti. I semafori, gli spazi antistanti i supermarket e i panifici sono stati occupati, a poco a poco, da questuanti di colore.

Dopo un anno di Mare Nostrum, se in Italia continentale i migranti sono stati ammassati nelle periferie, in Sicilia sono dovunque. In fuga dai centri camminano in fila indiana lungo le strade a scorrimento veloce, in città bivaccano di fronte ai siti archeologici, entrano nelle aule delle scuole durante le lezioni. Tutti a chiedere l’elemosina.

Sommersi da questo esodo biblico, in assenza di controlli sanitari o di altro tipo, ci sentiamo indigeni in una patria invasa non si sa bene da chi e perché, visto che in tutto il continente africano le violenze sono all’ordine del giorno ma la guerra è solo in Siria.
Parlando con la gente e leggendo gli organi di informazione locale, ci siamo accorti che la voce che gira da qualche mese è concorde: ad Agrigento e provincia, da pochissimo, la mafia ha calato gli artigli su questo nuovo business miliardario. E’ forse questo il motivo per cui, solo in Italia, non ci si decide a regolamentare una materia tanto delicata e meritevole di attenzione per il resto dei paesi del mondo.
Al contrario, basta accendere la tv e ogni giorno, in ogni canale, in qualche modo, in qualche trasmissione si incita gli italiani ad accogliere sempre più gente, all’infinito e nonostante, nella stessa Europa, Francia, Germania, Austria abbiano cominciato a respingerli alle frontiere.

Così, mentre gli italiani credono di fare beneficenza o di alleggerirsi le coscienze di europei conquistatori (neanche fossimo francesi o inglesi) i nostri tributi vengono stornati dall’assistenza a disabili e anziani.

Inoltre Cosa Nostra lucra, la tratta di uomini in Africa si intensifica e con essa aumentano tutte le violazioni dei diritti umani ad essa connesse che l’Europa e il Vaticano tanto proclamano di aborrire ma che poi di fatto incentivano.
In mezzo a tanti stranieri bisognosi che si avviano a diventare centinaia di migliaia e che dovranno sempre in misura maggiore rimanere in Italia (dato che neanche chi non ottiene lo status di rifugiato viene espulso) ci domandiamo cosa faranno queste persone quando l’assistenza finirà.
In Italia lavoro non ce n’è. I camerieri, le badanti, i muratori, specialmente al sud, sono ormai italiani. Quale futuro li aspetta in un paese in recessione in cui le aziende chiudono? Un lavoro in nero?! Oppure un posto come prostituta o spacciatore?
Continuando così, senza regole, dove metteremo i milioni di africani che premono sulle coste libiche?
Non è un gioco da poco muovere queste enormi masse di persone, senza una motivazione che non sia il buon cuore cristiano degli italiani, dietro ci deve essere qualcosa di più grande e inquietante.

Complice un popolo passivo e un governo italiano masochista che pensa solo a fare guadagnare ONLUS e mafie di tutto il mondo, la comunità europea sembra voglia trasformare la nostra penisola in un gigantesco campo di accoglienza, svuotando l’Africa e stipando tutti in Italia.
Le proteste sociali verificatesi a Roma o Milano vengono liquidate con l’espressione “guerra fra poveri” e si nega il disagio dei cittadini che si aspetterebbero di essere tutelati nei propri diritti ma che si sentono di contare per la classe politica meno degli stranieri.
I grandi telegiornali non dicono nulla ma dal web si hanno notizie allarmanti dalla dirimpettaia Libia. In questo momento, gruppi armati come l’Isis si contendono con le tribù locali il controllo della rotta migratoria verso l’Italia che potrebbe divenire uno dei suoi maggiori finanziatori.

Inoltre, ormai la voce si è sparsa e gli africani sanno che l’Italia è l’unica porta aperta dell’Europa dove troveranno: vitto, alloggio, vestiti, telefonino, tanta simpatia da parte degli abitanti e forse anche la possibilità di raggiungere altri paesi.
Pare che in un anno sia stato codificato una sorta di “manuale del clandestino” che tutti i migranti seguono:

1) Racimolano i soldi per pagare il viaggio ai trafficanti di uomini, grazie all’aiuto di una famiglia estesa (un gruppo che può comprendere fino a cinquanta famiglie) che raccoglie i soldi necessari e seleziona la persona che sarà mandata in Italia a cercare di diventare ricco con l’aiuto degli europei.
Naturalmente il prescelto dovrà ripagare subito i propri benefattori, intanto utilizzando i soldi concessi dall’Italia, una parte dei quali viene giornalmente trasferita in Africa

2) Tutti i migranti dichiarano di essere rifugiati di guerra, piangono e raccontano di torture.
Molte di queste storie sarebbero facilmente smontabili con un rapido giro in internet che però non sempre viene fatto dai responsabili italiani della concessione dei visti.
Al contrario, in paesi seri come la Danimarca o la Svizzera, il personale di controllo ormai ha a sua volta codificato un proprio manuale pratico ed è preparato a disattendere le richieste infondate.

Nell’avvilente situazione in cui SOLO L’ITALIA si trova, crediamo sia l’ora per tutti gli italiani di mettere da parte i loro sentimenti caritatevoli e rispolverare quelli patriottici, malauguratamente estinti dopo la nostra sconfitta nell’ultimo conflitto mondiale. E’ ora che tutti aprano gli occhi e capiscano quanto ci costa e in quali pericoli ci mette l’irresponsabilità della classe politica che ci governa.
Ed è in quest’ottica di presa di coscienza e ripristino della legalità che vorremmo che fosse intesa la nostra modesta testimonianza.

Daniele Leone e Alessandra Conti



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