Torino: scuola assume 2 bidelli Rom al posto di italiani, a spese nostre



I genitori dei bambini che frequentano la scuola elementare «Giovanni Cena» di strada San Mauro, a Torino, sono preoccupati per la demenziale presenza di bidelli Rom all’interno della scuola.

«E’ uno scandalo – ha detto uno di loro – in un momento in cui ci sono tanti italiani senza lavoro che la pubblica istituzione abbia assunto i Rom».

Secondo la preside reggente Marcellina Longhi, si tratta «di ingiustificata intolleranza». Ma scommettiamo che non gradirebbe essere sostituita da una ‘preside rom’. Ma sono cose che toccano solo agli strati più deboli della popolazione, non ai privilegiati.

Incredibili e gravi le parole di tal Cristina Ferrando, responsabile di non meglio specificati ‘progetti di inserimento della scuola’ e della preside vicaria, Nadia Fusco: «Intanto non sono stati assunti come “bidelli”, né percepiscono uno stipendio dallo Stato; sono stati inseriti nel progetto Clean-Idea Rom, che ha lo scopo – con un borsa lavoro di 300 ore – di creare le premesse di una vera integrazione, in un complesso scolastico dove sono iscritti 72 bambini Rom che risiedono nei campi vicini».  Che ‘risiedono nei campi Rom’: fantastica dichiarazione.

E poi, è legale, sostituire personale assunto con concorsi pubblici, con persone raccattate nei campi nomadi? Con quale qualifica, entrano in una scuola pubblica?

Il sedicente progetto di inserimento tra i bambini di zingari dei campi nomadi, è comunque finanziato dai soldi dei contribuenti.

Si tratta di una donna di 36 anni, Geta C. e di un ragazzo, Vasile C., di 19 anni; entrano in servizio alle 13,30 sino alle 17,30. La zingara indossa i vestiti tradizionali.

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Rom in abiti tradizionali

 

Secondo la presunta preside, i due zingari ‘sono preziosi mediatori culturali tra la scuola e le famiglie dei bimbi Rom‘. Insomma, li paghiamo per mediare. Roba da matti, paghiamo per tenere i nostri figli accanto agli zingari dei campi nomadi, è il mondo al contrario.

Da evidenziare che se il lavoro lo fanno questi due – come non si sa – sono due lavoratori italiani in meno. Paghiamo anche per aumentare la disoccupazione.



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