Fumare cannabis restringe il cervello

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L’uso regolare di cannabis restringe una componente essenziale del cervello: la ‘materia grigia’ – le cellule che trattando le informazioni, dando vita al ragionamento. Lo rivela uno studio che ha effettuato scansioni su un alto numero di consumatori abituali.

Esaminando scansioni del cervello, gli scienziati hanno scoperto che i consumatori di marijuana cronici - che fumavano una media di tre volte al giorno - aveva piccoli volumi medi di materia grigia, nella foto a una risonanza magnetica in azzurro e verde, nella corteccia orbitofrontale, la parte del cervello coinvolte nella elaborazione mentale e il processo decisionale

Il cablaggio del cervello – la ‘sostanza bianca’ che collega le diverse parti – cresce, nel tentativo di compensare la perdita di cellule vitali, ma alla fine che cede anche ‘lei’ e inizia a ridursi, riducendo la capacità degli utilizzatori di droga ad usare e reagire alle informazioni.

I risultati si aggiungono ad un peso crescente di prove che suggeriscono come la cannabis è più dannosa di quanto gli attivisti per la legalizzazione vorrebbero farci credere.
Questo non ha nulla a che vedere con l’uso che si potrebbe fare della ‘canapa’ in altri campi. O su eventuali utilizzi del principio attivo per uso medico.

Arriva dopo uno studio durato oltre 20 anni, pubblicato il mese scorso da un professore del King’s College di Londra, che ha rivelato come l’uso di cannabis negli adolescenti raddoppia il rischio di sviluppare disturbi psicotici compresa la schizofrenia.

Il Sistema adora i consumatori di canne, perché adora gli individui mentalmente assenti: sono malleabili. I sudditi ideali.

Lo studio è stato pubblicato dalle università del Texas e del New Mexico.




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