Piove, ‘liberalismo’ ladro



Se quando piove muoiono delle persone,  e accade spesso, non è un caso. Sì, possono essere fenomeni più intensi del solito, ma la radice delle tragedie riposa sulla pressione demografica ed economica con le quali abbiamo aggredito il territorio.

Quello andato in scena in Italia e in Europa in questi ultimi decenni è un modello di crescita illusorio, che non vede, come la devastazione del territorio in cambio di un guadagno a breve sia, poi, un costo nel medio termine.

La deregulation può andare bene nei territori sconfinati del Nordamerica, dove – almeno fino a pochi anni fa – la popolazione era poca, mentre lo spazio e le risorse tante. Non può certamente essere applicata in un Paese come l’Italia, già densamente abitato e con un territorio limitato.

Prendiamo l’esempio Veneto. Che ha visto una cementificazione selvaggia e l’ingresso tumultuoso di immigrati low-cost su richiesta di un tessuto economico ingordo e acefalo: una volta finita la crescita, rimarrà – e già ci siamo – un ambiente degradato e una presenza molesta di stranieri senza identità e con culture divergenti tra loro e con quella locale. Una società orwelliana.

Naturalmente non è solo Veneto. Il degrado ambientale ed etnico procedono in parallelo in tutta Italia, quello del Nordest è solo il caso più evidente.

E di questo modello stiamo pagando il conto. In termini di vite perse, e di degrado sociale.

I periodi di crescita economica, sono molto più pericolosi di quelli di crisi, perché avvengono quasi sempre senza guida, come se il mercato avesse, in sé, un valore etico che non ha.
Così la crescita finisce sempre per essere confusa e senza regole e per lasciare, una volta finita, pochi arricchiti e una società più povera nel suo complesso. Come una piena che si ritira.

Perché povertà e ricchezza non si misurano esclusivamente in termini di ‘denaro in tasca’. Avere qualche euro in più al mese, ma vivere in un quartiere degradato e multietnico (mi scuso per la ridondanza) e in una zona dove il verde è solo un ricordo, gli ospedali troppo affollati e i servizi sempre più piegati sotto il peso della pressione migratoria, rende quella ‘nuova ricchezza’ un’illusione di mezza estate. Un qualcosa che non ha valore.

Solo i veri ricchi possono sfuggire al degrado che hanno creato. Spesso fuggendo in luoghi lontani e dall’ambiente e società incontaminati. Lasciando indietro le persone normali con qualche euro in più. Che servirà loro a nulla.

Protezione dell’identità etnica e di quella ambientale devono essere parte della stessa lotta identitaria. Se un ambientalista si dice favorevole all’immigrazione, o è in mala fede, o è scemo. Molte volte è entrambe le cose.

Chi invece si dice contro l’immigrazione e poi è a favore del liberismo selvaggio, è molto confuso.

Uno dei libri che meglio esemplifica questo scontro tra immigrazionisti-liberisti e ambientalisti-identitari è il Signore degli Anelli, che, per chi non lo avesse compreso, è un grande grido contro le due devastazioni della modernità: quella etnica, attraverso l’immigrazione e l’imbastardimento; e quella quella ambientale, attraverso lo sviluppo acefalo.

 

Fonte: Identità.com


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