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Ex Pd: è vero, a Reggio Emilia abbiamo regalato 250mila euro ai ‘nomadi’

Vi ricordate le continue marchette, l’ultima di un quarto di milione di euro, che l’allora sindaco di Reggio Emilia, e oggni vice di Renzi, Graziano Delrio, aveva regalato agli zingari?

Vox ne aveva parlato, e dal Pd e giornalini a libro paga s’era levato unanime il coro ‘bugiardi, non è vero, è una bufala’. Ma il tempo è galantuomo.

Ieri è stato lo ex consigliere del Pd, e candidato sindaco di una lista civica, Ernesto D’Andrea ad ammettere, sulla sua pagina facebook, quello che tutti sapevano: “In un periodo in cui molte famiglie hanno serie difficoltà economiche, trovandosi in condizioni “tragiche” (per perdita di lavoro, mantenimento dei figli disoccupati, tassazione elevata, cassa integrazione, esodati, ecc.), non saranno più previsti finanziamenti da parte dell’amministrazione comunale ai campi nomadi, come l’ultimo concesso, alcuni mesi fa, pari a € 250.000,00 (duecentocinquantamila/euro)”.

Quindi, è tutto vero. Era tutto vero. Ovviamente, starà agli elettori se fidarsi di chi, fino a pochi settimane, distribuiva soldi a pioggia ai Rom, e oggi, sotto elezioni e fuggito dal Pd, promette giurin giurello di non farlo più.

Intanto si inalbera il suo ex-alleato, l’assessore comunale alle Politiche sociali Matteo Sassi (Sel), quello che fisicamente ha regalato i soldi ai Rom: ”Il candidato e avvocato D’Andrea dice una sequela di falsità e menzogne. Ognuno può pensarla come ritiene, ma non può fare leva sulla falsità per raccattare uno 0,1% in più alle elezioni. Asserisce che il Comune ha pagato 250mila euro qualche mese fa per le attività destinate ai nomadi? Lo deve dimostrare, deve tirare fuori le carte. Poi, raggiunge il ridicolo quando parla dei soldi che l’amministrazione darebbe a ciascun capofamiglia. Nemmeno la peggior destra si sarebbe mai sognata, a pochi giorni dal voto, di utilizzare menzogne come questa”.

“D’Andrea è stato consigliere prima per i Democratici e poi per il Pd, governando per 10 anni questa città – ha aggiunto Sassi -Il suo è uno scadimento non solo nel merito, ma anche e soprattutto nel metodo: non si raccontano falsità per propri tornaconti, questo non lo può fare un candidato sindaco. La gente che lo vuole votare deve sapere qual è il livello di serietà di colui che per racimolare qualche voto in più per arrivare all’1% racconta queste genere di bugie. In qualsiasi altro paese del mondo, un candidato così sarebbe costretto a ritirarsi. Chi dice falsità non può amministrare la cosa pubblica”.

Allora come mai, Sassi fa l’assessore?