Osa condurre tg con croce al collo: Non può, “offende l’Islam”

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Siamo sempre nei paesi ‘avanti’, quelli da imitare, quelli da cui ridurre il ‘gap’.
Questa volta trattasi della Norvegia.

Siv Kristin Sællmann è una giornalista che lavora per la rete televisiva NRK. Sta conducendo un telegiornale che sembra come tanti altri. Ma stavolta c’è qualcosa di diverso; la donna ha un piccolo ciondolo al collo, ma non è ben chiaro cosa rappresenti.
Ma si, è una croce: eresia! Subito partono le chiamate di protesta, che pregano calorosamente Anders Sårheim, l’editore regionale, di istruire la sua ‘ribelle’ giornalista a non indossare più quel simbolo in futuro. Bisogna rispettare le ‘minoranze’.

Logicamente, fossero partite chiamate contro una giornalista musulmana che indossava il velo, si sarebbe trattato di rassismo; ma visto che qui le chiamate vogliono ‘solo’ impedire ad una cristiana di portare il ciondolo che preferisce, allora si tratta di ‘laicismo’ ( per chi non ne conosce il significato).
Questo del resto riflette in pieno la direzione attuale: non sono gli ‘immigrati’ ( eventualmente) a doversi adeguare a vivere in un paese straniero che ha una propria cultura; è il paese straniero che deve piegarsi, deve ‘svuotarsi’ e rinnegare sé stesso, per poter far sentire il più possibile il ‘migrante’ a casa sua. Anche se non è, a casa sua.

E ora, questa tendenza arriva ad investire anche le singole persone, impedendo loro di esprimersi liberamente.

Le incredibili richieste di questi ‘spettatori infuriati’, vengono difatti assecondate.

La Sællmann, con parole poco dignitose, invece di contrattaccare, si è posta sulla difensiva.
Prima, spiegando che:” Il ciondolo me l’ha regalato mio marito dopo una vacanza a Dubai, e io lo vedevo come un pezzo di gioielleria. Non l’ho indossato per fare un atto provocatorio. Sono cristiana, ma oggi io vedo il simbolo ovunque. E’ parte dell’abbigliamento. E’ parte del fashion’.

Dopodiché, aggiungendo che non indosserà più la croce al collo, dal momento che ( come spiega ) :”Non voglio alcun conflitto col mio superiore”.

C’è il forte sospetto, che le chiamate siano arrivate da comunità islamiche; anche se l’editore non ha voluto confermare. La giornalista ha invece spiegato che crede le chiamate siano arrivate non proprio da gruppi islamici, ma più propriamente da gruppi ‘umanitari’.

Indipendentemente da ciò, è evidente che le richieste delle comunità islamiche ( che “lavorano” in combutta con le associazioni di dementi xenofili) in giro per l’Europa, se esaudite, non diminuiscano, ma aumentino.
Se si trattasse di richieste così essenziali (come certi politicanti pure affermano), dopo un po’ dovrebbero diminuire; invece essi chiedono sempre di più. Perché l’obiettivo non è aver riconosciuti chissà quali ‘diritti umani’, ma impadronirsi della società ospitante ( oppure, assecondare continuamente la propria ideologia “etnomasochistica”).




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