Invece di un premio: dieci anni per avere ucciso spacciatore della figlia

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Misero sconto di pena di 24 mesi dopo la condanna a dodici anni in primo grado, per Luciano Manca.
Dopo la morte della figlia per overdose, l’uomo, distrutto, andò in cerca dello spacciatore della figlia, ed esplose un colpo di fucile contro una vetrata di una delle casette prefabbricate del campo nomadi comunale e centro dello spaccio cittadino, i pallettoni ammazzarono invece un altro zingaro, anche lui, si scoprì poi, spacciatore.

L’accusa, in Appello rappresentata dal sostituto procuratore generale Domenico Chiaro, aveva chiesto di concedere l’attenuante dello stato d’ira come conseguenza di fatto ingiusto altrui. La difesa, rappresentata dall’avvocato Angelo Villini, aveva sostenuto che l’omicidio venisse dequalificato nella morte come conseguenza d’altro delitto. In subordine il legale aveva chiesto l’applicazione dell’attenuante relativa allo stato d’ira. La pena è stata poi ridotta dalla Corte d’assise d’appello, presieduta da Enrico Fischetti, a dieci anni, ma senza la concessione dell’attenuante.

Dieci anni per avere ammazzato uno spacciatore, facendo le veci di uno Stato assente. Non importa se non era lo ‘spacciatore della figlia’, sarà stato lo spacciatore del figlio di qualcun altro.

I veri criminali sono nei palazzi di giustizia, che permettono, e se ne vantano anche, a clandestini e zingari di impestare il territorio e poi puniscono chi reagisce. Manca ha solo una colpa: avere sparato troppo tardi.




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