Saviano ci ricasca: nuova condanna per plagio

Condividi!

La magistratura conferma, lo scrittore Roberto Saviano è un bugiardo.
Lui e la casa editrice Mondadori sono infatti stati condannati per plagio e dovranno pagare una multa di 60mila euro, e risarcire per danni patrimoniali e non, i quotidiani locali “Cronache di Napoli” e “Corriere di Caserta”.

Secondo i giudici, Saviano ha “illecitamente riprodotto”, ‘rozzamente’ copiato, tre articoli di Cronache di Napoli riportandoli pari pari nel suo best seller “Gomorra”.

La reazione di Saviano? La solita, quella della vittima che ci informa, per l’ennesima volta, di essere sotto scorta: “In questi lunghi anni sotto scorta, nel corso dei quali ho affrontato molti attacchi, quel che in assoluto più mi ha ferito sono state le accuse di plagio, perché ho sempre scritto e lavorato ai miei articoli e ai miei libri personalmente e con dedizione.”

“I giudici hanno poi ritenuto che due passaggi del mio libro avrebbero come fonte due articoli dei quotidiani di Libra. Neanche due pagine su un totale di 331. Ricorrerò in Cassazione. Anche se si tratta dello 0,6% del mio libro, non voglio che nulla mi leghi a questi giornali: difenderò il mio lavoro e i sacrifici che ha comportato per me e per le persone a me vicine”.

Insomma, ho copiato, ma solo due pagine. Del resto non è la prima volta che Saviano viene condannato per avere mentito.

Alcuni mesi fa, a Maggio, ha infatti perso la causa per diffamazione che lui stesso aveva intentato contro un giornalista, Paolo Persichetti.

Due articoli di Persichetti apparsi su Liberazione sconfessavano una telefonata che Saviano millantava in un suo libro, tra sé e la madre di Peppino Impastato, Felicia.

Scrivemmo a Maggio:

Racconta Saviano nel testo: “Inviavo a Felicia gli articoli sulla camorra che scrivevo, così, come per una sorta di filo che sentivo da lontano legarmi alla battaglia di Peppino Impastato. Un pomeriggio, in pieno agosto mi arrivò una telefonata: “Roberto? Sono la signora Impastato!” A stento risposi ero imbarazzatissimo, ma lei continuò: “Non dobbiamo dirci niente, dico solo due cose una da madre ed una da donna. Quella da madre è stai attento, quella da donna è stai attento e continua”. Insomma, tutto inventato.

E lo scrisse il giornalista: “La madre di Peppino non aveva il telefono e faceva le telefonate tramite me. Non mi risulta che abbia telefonato a Roberto Saviano. Faccio notare che mia suocera è morta nel 2004 e il libro Gomorra è uscito nel 2006″, raccontava la moglie, Felicia Vitale.

E ora c’è la sentenza: Saviano si era inventato tutto. Scenda dall’altarino che i fedeli gli hanno costruito intorno.

Poi ci fu la vergogna di quando, pur di difendere l’invasione migratoria dell’Italia, arrivò a denigrarne gli emigranti, inventandosi di sana pianta un rapporto del Congresso americano del 1912, nel quale gli italiani venivano definiti nei modi peggiori. Un falso per il quale Saviano non si è neanche scusato.

Un personaggio totalmente inaffidabile. Cose del genere avrebbero stroncato qualsiasi carriera, non quando sei dalla parte giusta. Quella dei marchettari televisivo-mediatici.




Un pensiero su “Saviano ci ricasca: nuova condanna per plagio”

Lascia un commento