Verona: vietato parlare di ‘famiglia’, va in scena l’intolleranza gay

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tosivSe provaste non dico a ‘disturbare’, come avviene a parti invertite, ma anche solo a presenziare in silenzioso dissenso a qualche pagliacciata di gay in calzamaglia, tipo un gay-pride, subito verreste tacciati di ‘omofobia’, e magari processati da qualche magistrato fanatico con ‘strane’ frequentazioni serali.

Ma a loro invece, i vari circolini per gente sessualmente confusa, non basta esprimere le proprie opinioni, vogliono anche impedire a chi ha opinioni opposte di esprimere le proprie: è l’intolleranza che sta alla radice della famosa legge sulla ‘omofobia’.

Così a Verona, qualche decina di invertiti in allerta permanente si è riunito fuori dalla sede dove si svolge un appuntamento culturale in difesa della famiglia, patrocinato dal Sindaco Tosi. Perché solo loro hanno diritto di parola, gli altri sono ‘omofobi’. E devono tacere.

1374280_10201804716817435_314549885_nDentro invece si discute senza tabù, i relatori sono medici e studiosi di fama.

SCRIVEMMO PRESENTANDO L’EVENTO

E mentre i vari Pisapia impegnano i loro comuni nel patrocinare pagliacciate umilianti per gli omosessuali come il Gay Pride, il sindaco leghista ha deciso di sostenere ufficialmente un convegno dal titolo “La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?”, dove si illustreranno le basi culturali che evidenziano come l’omosessualismo sia solo l’ultima incarnazione della negazione della natura dell’uomo.

Tosi ha dato il patrocinio all’iniziativa, così come il presidente della Provincia Giovanni Miozzi: i due politici apriranno i lavori, insieme al vescovo di Verona, Giuseppe Zenti. Mettendo anche a disposizione per l’evento la sala convegni e il loggiato della Gran Guardia. Siamo al lancio, insomma, di una vera e propria piattaforma culturale e politica, in antitesi alle carnevalate come i “queer studies” e “gender theories”, che sono psudo-scienza al servizio di vizi e patologie personali.

Gli organizzatori sono l’associazione “Famiglia domani”, che è per la “promozione dei valori familiari naturali e cristiani minacciati dalla degradazione culturale e morale del nostro tempo”, e il Medv, Movimento europeo difesa della vita, impegnato nella difesa della famiglia “intesa come stabile e cosciente relazione di vita, spirituale e materiale, tra un uomo e una donna”: i due gruppi, tra l’altro, sono anche promotori della Marcia nazionale per la vita, a cui questo giornale ha aderito.

Tra le relatrici c’è ad esempio Chiara Atzori, infettivologa dell’Ospedale Luigi Sacco di Milano. L’esperta parlerà degli effetti nefasti dal punto di vista epimediologico della “normalizzazione dell’omosessualità, nei paesi in cui è avvenuta”, e dove ha portato – statistiche alla mano reperibili sul sito americano del CDC – a risultati sanitari devastanti.

Basta una scorsa al sito di CDC con gli studi epidemiologici degli Stati Uniti, e ancora di più ai dati inglesi, per scoprire che la prevalenza delle infezioni nella popolazione omosessuale è estremamente elevata. E dice la Atzori:” soprattutto dove, purtroppo, anche la propagazione di una normalizzazione dell’omosessualità non fa altro che incrementare i comportamenti cosiddetti esplorativi”. La teoria è insomma questa: dire ai bambini che la ‘omosessualità è normale’ aumenta la promiscuità e la diffusione delle malattie infettive. E questo è confermato dati alla mano.

Il titolo dell’intervento di Matteo D’Amico, docente di Filosofia all’Aespi, riguarda invece il lato politico-filosofico del problema: “Ideologia del gender e omosessualismo: verso un nuovo totalitarismo?”.

Ci sarà anche Dina Nerozzi, docente di Psiconeuroendocrinologia all’Università Tor Vergata di Roma, che spiega come “l’ideologia di genere è il tentativo di cancellare le leggi della biologia, della genetica, delle scienze naturali: utilizza il potere giudiziario per imporre una precisa agenda politica”. Vedi legge sulla cosiddetta ‘omofobia’.

Insomma, dalla città di Romeo e Giulietta parte la rivolta della normalità contro chi attenta all’ordine naturale delle cose. Non poteva esserci luogo più adatto a segnare lo iato tra chi vuole la degradazione morale e chi la combatte. Da una parte Romeo e Giulietta, dall’altra Luxuria e Vendola. E qualche decina di disadattati che sberciano la loro intolleranza.