Segni d’invasione: per Telecom, Bologna è città araba



Per il gruppo guidato dal membro di Bieldeberg Bernabè, Bologna è città dell’area mediorientale. Una sorta di Beirut.
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Infatti, come denuncia il consigliere comunale della Lega Lucia Borgonzoni, nota per le sue battaglie identitarie, “Bologna è tappezzata di cartelloni in lingua araba”.
“Dopo che l’anno scorso su mia richiesta è stato modificato il regolamento per le insegne (traduzione obbligatoria in italiano, più grande della scritta straniera), rimane un vuoto normativo sui cartelloni. Se volessimo adottare “il caso più prossimo” della giurisprudenza, andrebbero sequestrati e sanzionati ognuno con un’ammenda di 516 euro.
Chiederò un’immediata udienza conoscitiva, con annessa modifica di regolamento….per sanare una situazione che risulta impari sul nostro territorio!”. E conclude:”A casa nostra, dobbiamo poter capire cosa viene pubblicizzato e scritto!”.

Ma al di là del problema semantico e di comprensione, quello che più conta è che si tratta solo della manifestazione esteriore di qualcosa di più profondo: l’invasione straniera della città. Tradurre i cartelloni sarà solo un maquillage, non risolverà la malattia, ne ‘abbellirà’ solo le conseguenze.


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