Forteto: ora i politici “fuggono”, Bindi non c’era, Pisapia non sapeva…



Il caso Forteto è finalmente assurto a dignità di notizia, dopo mesi dall’evidenza dello scandalo. Il che la dice lunga sulle condizioni dei media di disinformazione di massa italiani. Parte del merito è anche nostro, che mesi fa abbiamo iniziato a “bombardare” la rete con la notizia.

Ora ne parlano diversi giornali. E diversi politici “non sanno, non ricordano, non c’erano”. Sapevano, ricordano e c’erano.

Ad esempio precisa Pisapia – da noi per primi accostato allo scandalo – che il “suo inserimento nel comitato scientifico della Fondazione Il Forteto è avvenuto a sua insaputa”. Non sapeva di essere uno dei membri del comitato e di ricevere il relativo stipendio. Accidenti la disattenzione!

E anche la Bindi nega, ma la sua frequentazione con ambienti del Forteto è scritta nero su bianco nei verbali dell’inchiesta:

(verbale 6 dell’11 luglio 2012, pagina 36), P.Z., dichiara: «Bruno (l’ex parlamentare comunista Eduardo Bruno, ndr) era quello che manteneva i collegamenti tra il Forteto e la politica soprattutto a livello nazionale, cioè la Bindi, la Turco, Fassino… è stato Bruno a creare tutti questi legami». Un commissario chiede: «Ah, Rosy Bindi?». «Sì, è venuta da noi a mangiare le castagne, mi ricordo…». «Anche la Rosy Bindi, è venuta!». E P.Z., riferendosi alle castagne: «Le ha prese proprio un contadino».

Scrive IlGiornale:

Numerosissimi articoli, pubblicati su decine di testate diverse, accennano alle visite dell’onorevole Bindi al Forteto. Non sono stati mai smentiti.

Ed ecco la retromarcia anche di Unicoop, centrale toscana della grande distribuzione mutualistica i cui scaffali traboccano di prodotti a marchio Il Forteto, che ha chiesto e ottenuto il repulisti. Via «le persone coinvolte in un’indagine dai risvolti etici». Sotto la minaccia di non vendere più yogurt, pecorino e mozzarelle mugellane (magari prodotte con il latte munto da ragazzini delle elementari), i capi del Forteto hanno passato la mano. In realtà non c’è stato un vero ricambio, perché i nuovi vertici della coop restano legati alla vecchia gestione, ma ciò garantisce comunque a Unicoop di lavarsi la coscienza.
Tutto il Mugello rosso è in imbarazzo. Il comune di Borgo San Lorenzo ha seguito l’esempio della Regione e si è costituito parte civile, non così le amministrazioni di Vicchio e Dicomano. Nei giorni scorsi il Pd di Vicchio, la patria di Giotto e Beato Angelico nel cui perimetro si trova la comunità degli orrori, ha messo sotto accusa il compagno Paolo Bambagioni, vicepresidente della commissione regionale, che non avrebbe rispettato la «consegna del silenzio» con cui larghi settori del Partito democratico vorrebbero tacitare lo scandalo. Il giudizio Bambagioni è drastico: «I fatti raccolti dalla commissione esprimono un giudizio indiscutibile. Chi ancora dubita è male informato. Che devono fare le istituzioni se non proteggere i più deboli?».
Appunto. Ma a sinistra tanti non vogliono aprire gli occhi. Nel Mugello si raccolgono firme, lettere e testimonianze in difesa del Forteto. Il presidente del Consiglio regionale, Alberto Monaci, ha cercato di limitare il campo d’azione della commissione Mugnai-Bambagioni. Il consigliere Enzo Brogi (Pd) ha parlato di «processo cinese» e la sua collega Daniela Lastri avrebbe preferito svuotare la relazione, omettendo le testimonianze delle vittime e i nomi dei politici di sinistra che facevano passerella. Obiezioni formali davanti all’orrore dei ragazzi abusati.

E come scrivemmo in uno degli articoli di mesi fa:

La senatrice Franco con foulard
La senatrice Franco con foulard

MA CHI ERANO I PROTETTORI? Nel febbraio 2010 il gruppo Pd al Senato presentava il libro dello stesso Fiesoli, «Una scuola per l’integrazione». E viste le attuali idee bersaniane dell’ora di omosessualità a scuola, non è da escludere che sia proprio il Fiesoli l’ideologo morale di questa iniziativa e il prossimo ministro dell’istruzione dopo averlo “amnistiato”. E chi organizzò quell’evento? La senatrice Vittoria Franco, quella tanto preoccupata per il “non fenomeno” del “femminicidio”.

E – parole della commissione d’inchiesta – dal Forteto sono passati Piero Fassino, Susanna Camusso, Rosi Bindi, Livia Turco, Antonio Di Pietro (che andò a parlare di pedofilia), Tina Anselmi, e poi giudici minorili, avvocati, medici. E la Carovana della Pace guidata da Alex Zanotelli – l’amico degli immigrati – che andò in visita nella struttura definendola il luogo dove «più famiglie alla luce del Vangelo vivono controcorrente». Si, forse il Vangelo secondo Zanotelli.

La Regione Toscana e il Pd locale, la cui rete di clientele soffoca l’intero sistema produttivo e sociale regionale come una mafia, non possono pensare di cavarsela dichiarandosi “parte civile” nel processo. Il carnefice non può farlo verso se stesso.

Del resto, secondo la commissione d’inchiesta che se ne occupa, il programma della comune finanziata dalla Regione Toscana era caratterizzato – fino al Dicembre 2011 – da «pratiche abusanti, l’abuso risulta essere la prassi», con «uomini e donne che vivono divisi: dormono, mangiano, lavorano separati anche se sposati» e «i rapporti eterosessuali chiaramente osteggiati» e «l’omosessualità non solo permessa ma incentivata, percorso obbligato verso quella che Fiesoli definiva “liberazione dalla materialità”».  Non sembra il programma del Pd?

http://voxnews.info/2013/01/20/il-pd-la-coop-e-lo-scandalo-forteto-dove-si-stupravano-i-bambini/



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