Luttwak: vicenda marò era risolta, poi è arrivato De Mistura…un cretino

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Secondo Edward Luttwak, la vicenda dei marò si sarebbe conclusa con un processo, qualche giorno di carcere e il trasferimento in un istituto militare italiano dove scontare la pena e dove i due fucilieri italiani avrebbero potuto proseguire il proprio lavoro. Ma l’incompetenza del governo italiano ha trasformato, una semplice contesa, in una battaglia diplomatica dagli esiti imprevedibili.

Luttwak poi esprime un suo giudizio su De Mistura che, secondo lui – ma anche secondo noi – è un cretino, ma un cretino tanto buono, perché come Boldrini è stato all’Onu.
L’errore più grave, dice Luttwak, “è stato inviare, per occuparsi del caso, il sottosegretario italiano agli Esteri, Staffan De Mistura. Un personaggio che non è un esperto ma che ha fatto la sua intera carriera all’Onu, dove essere totalmente incapace non è certo un ostacolo alla carriera. E’ solo un bellimbusto e in India, ma non solo lì, è considerato un cretino”. Anche in Italia infatti.

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“Dopo l’arresto dei due marò italiani, era stata individuata una soluzione che rispettasse lo stato di diritto di un Paese come l’India senza penalizzare troppo i due militari italiani. La soluzione che prevedeva, appunto, il processo in India ed il successivo e pressoché immediato trasferimento dei marò in Italia. Ma poi sulla scena è comparso De Mistura e tutto è stato bloccato. L’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, aveva brillantemente risolto il problema. Mancini è un professionista serio, preparato, apprezzato dagli indiani. Tutto il contrario del sottosegretario, insomma”.

“Al popolo indiano – in realtà non esiste un “popolo indiano”, ma questa è un’altra storia – la vicenda non interessa minimamente. Ci sono problemi molto più gravi, nel Paese. Mentre ai vertici indiani il comportamento italiano è sembrato insensato. La Corte Suprema, che è un’autorità indiscussa nel Paese e che aveva piegato anche Indira Ghandi, aveva anche spiegato al Kerala che la cauzione per il rientro temporaneo dei marò non doveva essere chiesta all’Italia perché esisteva un accordo superiore, su cui si era impegnato l’ambasciatore Mancini a nome dello Stato Italiano. Nel momento in cui il governo italiano si rimangiava la parola data, per la Corte Suprema l’Italia non era più uno Stato legittimo e dunque l’ambasciatore non era più riconosciuto come tale, come rappresentante di uno Stato inesistente”.